razzismo
Londra a due anni dall'uccisione di Mark Duggan
A due anni dall'uccisione da parte della polizia di Londra del ragazzo nero Mark Duggan e dei 4 giorni di riot che ne seguirono soprattutto nel quartiere di Tottenham, una compagna fa il punto della situazione e ci racconta di un'assemblea molto partecipata che ha discusso di razzismo e di uccisioni durante il fermo in caserma da parte della polizia inglese.
La trasmissione del 5 aprile 2013
Anche questa settimana rom a roma si occupa principalmente della vicenda relativa ai presunti conti correnti milionari. La notizia del loro sequestro e blocco ha avuto grande rilevanza, la decisione del giudice di sbloccare i conti, non ravvisandosi particolari ipotesi di reato, è caduta nel silenzio.
Il linguaggio usato per raccontare un'indagine di un anno che ha prodotto paura negli indagati e avvisi di sfratto, rigettati dal TAR, è sempre lo stesso, fascista e xenofobo, così come le pratiche utilizzate per punire un presunto reato commesso da un individuo colpendo tutta la sua famiglia.
Il sequestro dei beni per appartenenza etnica in Italia ha il precedente delle leggi razziali, gli stereotipi sono sempre gli stessi. gli esecutori hanno cambiato divisa.
In podcast, disponibile la trasmissione, l'intervento di uno dei coordinatori della coperativa Ermes, e la presentazione dell'iniziativa al teatro Valle di domenica 7 aprile 2013.
Firenze: ad un anno dall'uccisione di Modou e Mor
Il 13 dicembre 2011 in Piazza Dalmazia a Firenze furono assassinati Modou Samb e Mor Diop da un militante di casapound; furono feriti in modo grave Sougou Mor, Mbengue Cheike e Moustapha Dieng. Quest’ultimo non potrà più essere autosufficiente a causa delle ferite subite. Oggi pomeriggio un corteo della Firenze antifascista
rom a roma
i discorsi razzisti di Umberto Bossi contro i rom e le considerazioni dei giornalisti contro il razzismo,
la strana vicenda per cui i partiti omologhi della lega in europa vengono definiti dalla stampa italiana di estema destra xenofobi mentre in Italia la lega non ha questa definizione.
rassegna stampa sulla vicenda del campo di accoglienza di Al Karama a Latina
Le famiglie di coloro che hanno denunciato i taglieggiamenti mandate via dai taglieggiatori ed in seguito costrette dall'autorità giudiziaria al reimpatrio assistito scortato dalla digos.quando si dice la politia dell'accoglienza.
Si scoprono inoltre sempre dalla rassegna stampa che ci sono interessi di ''soggetti borderline con l'illegalità''
in parole povere intereesi camorristici sull'ampliamento della discarica limitrofa al campo di al karama.
Ma l'Africa è un'altra cosa
Ma l’Africa è un’altra cosa
Seconda trasmissione del gruppo redazionale sulle intersezioni delle oppressioni di genere, classe, etnia, orientamenti sessuali.
Ascolta la prima trasmissione “L’imbroglio etnico” http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/limbroglio-etnico
In questa seconda trasmissione parliamo del colonialismo italiano. A differenza del mito che ancora oggi viene propagandato, quello degli “italiani brava gente”, il colonialismo italiano è stato caratterizzato da massacri, deportazioni, stermini e leggi raziali.
E’ uno dei periodi storici in cui più chiaramente i concetti di razza e genere vengono costruiti, con l’utilizzo congiunto della scienza e della propaganda massmediatica, a fini repressivi e imperialisti.
Parliamo quindi di colonialismo per analizzare e decostruire i dispositivi oppressivi del razzismo e del sessismo che in quel momento storico sono stati costruiti “naturalizzando” le inferiorità e quindi giustificando le gerarchie e le oppressioni.
Ne parliamo oggi perché questi dispositivi di controllo sono ancora attivi, sia su un piano “interno”, con le nuove leggi raziali (decreto “antistupri” e pacchetto sicurezza, immigrazione clandestina, detenzione arbitraria nei CIE), sia dal punto di vista geopolitico (accordi con le ex colonie per la gestione dei flussi migratori, “estensione” delle frontiere e della sovranità italiana con il controllo sui mari e sui territori da cui provengono i/le migranti).
Biblio-sitografia
Nicoletta Poidimani “Difendere la razza”, ed. Sensibili alle Foglie, 2009
Giulietta Stefani “Colonie per maschi. Italiani in Africa Orientale: una storia di genere”, ed. Ombre Corte, 2007
Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”, ed. Neri Pozza, 2005
Gabriella Ghermandi “Regina di fiori e di perle”, ed Donzelli, 2007
Due articoli sulla rappresentazione delle donne nere nelle fotografie coloniali:
Elisabetta Bini http://www.sissco.it/fileadmin/user_upload/Dossiers/Foto_e_storia/Lavor…
Sonia Sabelli http://sonia.noblogs.org/files/2011/03/sabelli_eredita-colonialismo.pdf
Alcune immagini pubblicitarie che risalgono al ventennio fascista
http://sonia.noblogs.org/?p=1296
Alcune cartoline del periodo coloniale italiano:
http://www.bdp.it/dia/index.php?dbnpath=%2Fisis3%2Fdati%2Fdia%2Fimmag&q…
Numerosi articoli e riflessioni sul blog di Vincenza Perilli http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.com
Documentario “Good Morning Abissinia” di Chiara Ronchini e Lucia Sgueglia (40’ – 2005): http://vimeo.com/30424434
Segnaliamo anche l’inchiesta televisiva “Fascist Legacy” di Ken Kirby e Michael Palumbo, prodotta dalla Bbc, sui crimini di guerra italiani in Africa e nei Balcani. Il filmato fu acquistato dalla Rai ma mai trasmesso.
Con Nadia e le altre, contro la violenza maschile e contro tutti i Cie!
Nadia è una ragazza di 19 anni che è detenuta da due mesi nel Cie di Ponte Galeria, il lager alle porte di Roma in cui lo stato italiano rinchiude le persone immigrate senza il permesso di soggiorno.
Ma Nadia in realtà non è "propriamente" un'immigrata: è un'italiana che vive sotto il ricatto del permesso di soggiorno. Lo stato la considera una straniera, da rinchiudere ed espellere, perché è nata in Italia da genitori marocchini.
Una doppia violenza, che si aggiunge a quella patriarcale subita all'interno delle mura domestiche.
Nadia e sua sorella, infatti, avevano denunciato il padre per violenza. E dal carcere il padre le ha “espunte” entrambe, per vendetta, dal rinnovo del permesso di soggiorno.
Inizialmente affidata a una casa-famiglia, Nadia è fuggita per costruirsi autonomamente la vita che desiderava, ma si è ritrovata senza documenti ed è stata rinchiusa nel Cie.
Dopo aver subito la violenza maschile, ora Nadia subisce anche quella dello stato che le nega la libertà personale e rischia di essere deportata in Marocco, il paese di origine dei suoi genitori, in cui in realtà lei non è mai stata.
Non solo Nadia, ma tutte le donne rinchiuse nel Cie di Ponte Galeria sono vittime di una doppia violenza, patriarcale e statale, proprio come lei.
La maggioranza delle detenute sono infatti vittime di tratta, che hanno trovato nella prostituzione forzata l’unica via di accesso a un percorso migratorio. Mentre le altre spesso sono rinchiuse nel Cie perché – come Nadia, Adama, Faith e le altre di cui non sapremo mai nulla – sono state così “ingenue" da chiamare la polizia per denunciare uno stupro o un tentato stupro: si aspettavano di essere sostenute e invece hanno trovato solo gabbie e recinti, ulteriori violenze e la prospettiva di una deportazione forzata.
In questi ultimi tempi il dibattito politico italiano si è concentrato spesso sulla possibilità di attribuire i diritti di cittadinanza ai figli e alle figlie dell'immigrazione. Paradossalmente, ne ha parlato anche il presidente Napolitano, tristemente noto per aver dato il nome alla legge che ha istituito gli ex Cpt, oggi Cie (la legge Turco-Napolitano del 1998). Ma negli interventi che abbiamo ascoltato i diritti sembrano riservati solo a chi si comporta come un "bravo cittadino integrato", che aderisce acriticamente ai valori dell’italianità, senza mettere in discussione il potere esercitato dallo stato capitalista. Tutti gli altri sono considerati clandestini da sfruttare, rinchiudere e deportare.
Anche i casi di violenza domestica e di femminicidio che hanno coinvolto le comunità migranti sono stati spesso al centro dell'attenzione mediatica, proprio allo scopo di rinforzare la retorica dello scontro di civiltà, che serve a giustificare le politiche islamofobe, xenofobe e securitarie. Gli uomini immigrati sono rappresentati come stupratori che minacciano il corpo delle donne italiane, mentre le donne immigrate (specie se musulmane) come vittime di padri violenti e famiglie retrograde. Ma il movimento femminista ha saputo smascherare la strumentalizzazione e l'etnicizzazione dello stupro, affermando con decisione che il patriarcato è universale e che la violenza domestica non ha confini e non dipende dal passaporto.
Nadia è una giovane donna che ha avviato un percorso di autodeterminazione, ribellandosi sia alla violenza maschile che a quella dello stato.
Nadia – così come tutte le altre donne recluse che subiscono la violenza statale e patriarcale – non deve passare un minuto di più nel lager di Ponte Galeria!
Mentre scriviamo ci arriva proprio da Nadia la notizia che oggi pomeriggio uscirà dal Cie.
Condividiamo la sua gioia per l'imminente liberazione ma continuiamo a lottare al fianco di tutte le altre donne recluse nei lager di stato.
Nadia libera!
Libere tutte! Liberi tutti!
Chiudere tutti i Cie! Abbattere le frontiere!
Silenzio Assordante (Radio Onda Rossa)
Connessioni tra violenza razzista e violenza sessista
La violenza razzista e qualla contro le donne hanno molti punti in comune. Identificarli ci serve a rafforzare le analisi e la capacità di lotta.
Una riflessione a partire dalla devastazione di un campo roma a Torino, in difesa della verginità di una ragazza italiana, per arrivare al duplice omicidio di due senegalesi a Firenze.
Manifestazioni contro omicidio senegalesi
A Roma ieri si sono svolte due manifestazioni spontanee contro l'uccisione da parte di un militante di casapound di due senegalesi a Firenze.
Una prima corrispondenza ci racconta di quella spontanea dei senegalesi dal Pigneto a Piazza Vittorio. La seconda di quella dei compagni e delle compagne sotto la sede di Casapound a Piazza Vittorio.