Passa la legge anti-migranti del primo ministro Rishi Sunak: chiunque arrivi nel Regno Unito con rotte considerate "illegali" sarà fermat ed espuls. L'Illegal Migration Bill mira a impedire la permanenza nel Regno Unito di chiunque sia entrato nel Paese attraverso una rotta che il governo considera "irregolare". Spesso si tratta di persone transitati per Paesi considerati sicuri, come la Francia, e arrivate nel Regno Unito attraverso il Canale della Manica. Una volta identificate le persone saranno rinchiuse, senza possibilità per i primi 28 giorni di ottenere un appello e senza nemmeno la possibilità di presentare domanda d'asilo. Queste persone saranno deportate poi nel proprio Stato di provenienza o in un Paese considerato "sicuro". Una volta deportate, non potranno mai più fare ritorno. Esistono diversi accordi di deportazione, ma il più celebre è quello firmato nel 2022 con il Ruanda: in cambio di circa 140 milioni di euro, il paese si è impegnato ad accogliere le persone deportate dal Regno Unito.
La legge prevede l’uso di lager galleggianti per internare le persone richiedenti asilo.
Un lungo redazionale di approfondimento sulla situazione migranti a Lampedusa.
Abbiamo parlato con tre compagni, partendo dalla storia degli sbarchi a Lampedusa, della situazione Tunisina e del memorandum UE-Tunisia firmato il 16 luglio scorso da Saied e dalla delegazione Ue von der Leyen, Meloni e Rutte che siglano il pacchetto complessivo di 255 milioni di euro per il bilancio dello Stato nordafricano e per la gestione dei flussi migratori.
Lampedusa viene utilizzata ancora una volta per creare emergenze, spostare milioni di euro e permettere il traffico di esseri umani.
l Consiglio dei Ministri, nella riunione del 6 luglio, ha approvato, in esame preliminare, il decreto della Presidente del Consiglio dei ministri “Programmazione dei flussi d’ingresso legale in Italia dei lavori stranieri per il triennio 2023-2025”.
Ne parliamo con una compagna di Campagne in lotta che parla da Borgo Mezzanone nella cui baraccopoli è scoppiato l'ennesimo incendio, fortunatamente senza danni alle persona questa volta.
Con un compagno greco facciamo il punto sull'ennesimo tragico naufragio nelle acque del Mediterraneo. In molte città greche manifestazione di solidarietà ai e alle migranti represse dalla polizia.
Presentiamo il libro della RedPress, In cammino con gli ultimi. Dino Frisullo, storia di un militante avido di conoscenza e d’amore, vissuto e morto povero e curioso (28 euro, 350 pp) che verrà presentato in Campidoglio il prossimo 20 giugno alle 17
Lanciata con una conferenza stampa questa mattina a Verona la manifestazione:
BASTA ABUSI IN DIVISA VERONA, SABATO 24 GIUGNO, ORE 14, MANIFESTAZIONE. Sono quasi 30 gli agenti della Questura di Verona indagati per i reati di tortura, maltrattamenti, lesioni e omissione di atti di ufficio ai danni di persone quasi tutte migranti e senza dimora. Da tempo, molte associazioni e organizzazioni veronesi denunciano e sono a conoscenza delle pratiche violente e discriminatorie delle forze di polizia. Sono violenze che riguardano tutte e tutti, non solo le persone migranti. Afinire nei locali della Questura, sotto tortura, come sembra emergere da alcune testimonianze dei giorni scorsi, è finito anche il figlio di un sottoufficiale della polizia. L’omertà ha vinto anche in quel caso. Ma come spesso accade, sono le persone più indifese a subire le maggiori vessazioni. Lo dicemmo nel gennaio del 2022, protestando contro alcune pratiche razziste, ma fummo denunciati per calunnia. Oggi i fatti mostrano una realtà conosciuta da tempo. A fronte del numero di indagati è molto difficile pensare che negli uffici di Lungadige Galtarossa qualche persona non sapesse cosa stesse avvenendo durante i fermi delle volanti o per le strade della città. La gravità di questi eventi ci spinge a pretendere un necessario e radicale ripensamento della funzione e delle pratiche delle cosiddette “forze dell’ordine” e dei controlli a cui devono essere sottoposte per garantire il rispetto dei diritti di tutte e tutti. Siamo consapevoli di quanto queste pratiche violente siano quotidiane. La violenza delle forze dell’ordine, infatti, non si manifesta soltanto negli atti brutali ed eclatanti denunciati in queste settimane. L’odissea di chi richiede i documenti necessari per vivere e lavorare regolarmente nel bel Paese, le file interminabili e i tempi di attesa per un appuntamento, i controlli a tappeto, e le foto segnalazioni indiscriminate, nei confronti di migliaia di minorenni davanti alla Gran Guardia per opera della polizia locale, mettono in scena ogni giorno le criticità di un mondo che non ha mele marce, ma un frutteto malato. Una violenza strutturale che rimane sempre taciuta. Anche in questi giorni, sui media locali e per voce delle istituzioni, assistiamo a una vittimizzazione vergognosa degli agenti. Arrivano gli psicologi per il personale della Questura; vengono pubblicati i curriculum stellati di alcuni indagati; si punta il dito sui soggetti che avrebbero subito torture indicandoli come “provocatori”. In questa narrazione passa in secondo piano la gravità di quanto sta emergendo dalle indagini, e quanto molte realtà cittadine hanno già denunciato pubblicamente in passato. Si vuole mostrare il volto pulito e democratico delle forze di polizia, che avrebbero svelato esse stesse il marcio al loro interno. Ma com’è possibile accettare che le indagini siano guidate dallo stesso ente che è sotto inchiesta? Numeri identificativi e bodycam sono quindi strumenti indispensabili per tutelare i diritti delle persone a non subire vessazioni da parte delle forze dell’ordine. Ma non sono sufficienti a cambiare il quadro in cui si inseriscono queste violenze. Abbiamo bisogno di una commissione esterna e indipendente per raccogliere le denunce di chi vi incorre; abbiamo bisogno di figure di intermediazione all’interno dei processi di accoglienza migranti; ma soprattutto va ripensato il ruolo delle forze dell’ordine nella gestione del territorio, dei suoi margini e di chi li abita. Fin troppo spesso esse colmano la mancanza di politiche e interventi sociali. Si danno risposte autoritarie a situazioni che meriterebbero attenzioni ben diverse, di inclusione, sostegno economico e psicologico.
Per tutti questi motivi lanciamo una manifestazione il 24 giugno che possa fare luce, attraverso voci e testimonianze differenti, sugli abusi che vengono perpetrati fuori e dentro le istituzioni, passando dalle questure alle carceri, dai centri accoglienza ai cpr, dai fermi di polizia nelle strade alle repressioni verso chi non rimane indifferente ed esprime il proprio dissenso verso pratiche che opprimono e umiliano. Vogliamo ripensare un modo diverso di intendere il controllo e la sicurezza di una città a partire da chi dichiara di volerla proteggere. BASTA ABUSI IN DIVISA BASTA TORTURE IN QUESTURA BASTA OMERTA’ BASTA ANONIMATO PER LE FORZE DELL’ORDINE BASTA CONSIDERARE I MARGINALI CARNE DA MACELLO BASTA CONSIDERARCI CARNE DA MACELLO BASTA ATTESE INFINITE IN QUESTURA BASTA CODE IN QUESTURA BASTA ARROGANZA BASTA RINNOVO PERMESSI DI SOGGIORNO A UN ANNO BASTA MANIFESTAZIONI FASCISTE A VERONA -------------- - Assemblea 17 dicembre / Verona Città Aperta - Circolo Pink LGBTE Verona - Infospazio 161 - ADL Verona - Laboratorio Autogestito Paratod@s - Rifondazione Comunista Verona - Osservatorio Migranti Verona - Non UNa di Meno Verona
collegamento telefonico con Guido Cladiron, giornalista del Manifesto, per commentare le agghiaccianti dichiarazioni de ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.
Il ministro in sede sindacale ha parlato di "sostituzione etnica" riguardo la questione migratoria, al centro del dibattito politico nelle ultime settimane, scusandosi poi per l'errore, come aveva fatto La Russa giorni addietro.
Sostituzione etnica, un grande classico del revisionismo storico delle destre, altro che errore.
Insieme a Gianfranco Schiavone, giurista dell’ASGI, parliamo del Decreto Cutro, proposto dal governo in seguito alla strage di migranti avvenuta a Steccato di Cutro il 26 Febbraio.
All’interno di questo decreto oltre a non esserci soluzioni per intervenire sul tema delle migrazione, vengono inasprite le pene per i cosiddetti “scafisti”, e viene attaccato il diritto di asilo.
È evidente come il governo in carica, nonostante le responsabilità del mancato soccorso dell’imbarcazione spezzata in due a largo di Cutro, abbia risposto in maniera propagandistica e vuota al decennale problema dei migranti, rendendo esplicita il razzismo di stato.
Abbiamo anche approfondito la figura degli “scafisti”, che puntualmente di fronte a queste stragi diventano il capro espiatorio, scontando anni di carcere senza avere nelle maggior parte dei casi effettive responsabilità nei naufragi.
Con una compagna dell'Associazione Dhuumcatu parliamo della manifestazione contro lo stragi in mare prevista per domenica 19 marzo alle ore 10 a Torpignattara con partenza da L.go Pelestrello.
Con una compagna del coordinamento migranti Bologna parliamo dell'iniziativa in pzza Maggiore questa mattina che anticipa il corteo cittadino di NUDM del pomeriggio.
Ripercorriamo i nodi presenti nel loro appello e torniamo sulla vertenza Yoox.