Dedicato ad Emma
Ricordando l'impegno e la partecipazione di Emma Avallone alle trasmissioni della radio e nella seconda corrispondenza con il movimento femminista degli anni 90 e con il Centro Donna Lisa
Ricordando l'impegno e la partecipazione di Emma Avallone alle trasmissioni della radio e nella seconda corrispondenza con il movimento femminista degli anni 90 e con il Centro Donna Lisa
Il 12 maggio 1977 migliaia di persone scendevano in piazza sfidando il divieto di manifestare. Tra loro la compagna diciottenne Giorgiana Masi, in strada per celebrare l'anniversario della vittoria referendaria che garantiva il diritto al divorzio. Giorgiana quel giorno venne assassinata da un colpo sparato per mano della polizia. Ogni anno da quel giorno le donne, le compagne, le femministe sono scese in strada per ricordare Giorgiana e la violenza patriarcale, repressiva dello Stato che l'ha uccisa. Quella contro Giorgiana è una violenza di Stato. Giorgiana è solo una delle e dei tant* che quotidianamente sono colpite dalla violenza strutturale di una società fondata sui privilegi di genere, di classe, di etnia. La violenza che ha colpito lei, mentre si ribellava ad un divieto, ha la stessa mano della violenza che colpisce la moglie che si ribella al marito, la lavoratrice che lotta per migliorare la propria condizione, la migrante che si ribella ad una espulsione, chi scappa da una retata mentre cerca di sopravvivere. A pochi metri da dove Giorgiana è stata uccisa, pochi giorni fa la violenza dell'ordine costituito ha fatto un altro morto: Niang Maguette, lavoratore immigrato dal Senegal, stava lavorando per sostenere se stesso e i suoi figli quando la violenta brutalità di una retata di vigili e polizia in borghese, trasformata in una caccia all'uomo, gli ha strappato la vita. Come femministe, donne, frocie, lesbiche, mogli, madri e figlie riconosciamo, perché ci colpisce da sempre, la violenza di quella mano che vuole annientare tutto ciò che non è decoroso, *normale*, assimilabile, valorizzabile, che non obbedisce a standard economici, morali, estetici sempre più elitari. Viviamo in una società in cui le parole legalità, decoro, sicurezza, significano semplicemente guerra alle/i pover*, alle/agli sfruttat*, alle/ai migranti, ai margini, alle donne che si autodeterminano, alle lavoratrici/tori che si autorganizzano e a chiunque provi a scegliere, o sia costretta ad inventarsi, modi diversi di vivere la propria vita. Il 12 maggio saremo in piazza contro tutta questa violenza che ci vuole succubi ed inermi. Saremo rabbiose e indecorose come lo erano Giorgiana e Maguette.
Ci vediamo tutte a Piazza G.Belli, di fronte la lapide di Giorgiana, il 12 maggio dalle ore 18 per una casserolata rumorosa: portate pentole, coperchi, mestoli e facciamoci sentire!
Questa mattina è stata sgomberata a Pisa la Limonaia - Zona Rosa, uno spazio che era stato chiuso per quattro anni e che da qualche settimana era stato restituito alla città. Alle 15 c'è stata un'assemblea pubblica sotto al Comune di Pisa, che però non ha trovato una soluzione allo stabile. Curioso come il Comune di Pisa sulla carta sottoscriva gli appelli di #NonUnaDiMeno, ma poi faccia sgomberare uno spazio fatto rivivere dalla comunità delle donne pisane (e non).
Anche l'architetto autore del restauro della struttura si è indignato per questo sgombero (qui un suo recente articolo).
In collegamento con noi una compagna della Limonaia.
Mercoledì 12 aprile, alle 12, in numerose città italiane ci sono stati presidi davanti ai palazzi di giustizia contro la violenza dei tribunali penali.
La giornata di lotta, lanciata dalle rete “Non Una di Meno” di Torino e fatta propria da tante attiviste della penisola, sarà un’occasione per esprimere solidarietà femminista alle vittime della cultura dello stupro, legittimata e amplificata dagli stessi tribunali che sulla carta le dovrebbero tutelare.
In tribunale le vite delle donne stuprate vengono inquisite, umiliate, messe a nudo. Se non c’è sangue, lacerazioni, urla la donna non viene creduta. Il suo no, il suo basta non è sufficiente a condannare gli stupratori. È la storia di Laura, una dipendente della Croce Rossa di Torino, già vittima di abusi durante l’infanzia, stuprata da Massimo Raccuia collega più anziano e più potente, che il 15 febbraio di quest’anno è stato assolto in primo grado con formula piena.
Ne abbiamo parlato con una compagna di Torino, presente al presidio di stamattina.
Per Laura le giudici del collegio, composto da Minucci, Florio, De Luca, hanno disposto il rinvio degli atti alla procura, perché valuti se procedere per calunnia. Laura rischia di diventare imputata.
Parliamo con una donna polacca del movimento che ha animato la Polonia in questi ultimi mesi. Ragioniamo su come è nata la lotta per i diritti e per la difesa del diritto all'aborto, quali sono i canali dove si snodano le lotte.
Per contatti visita scrivi a klemczer@op.pl oppure visita il portale strajkkobiet.eu
L'11 febbraio si è svolta a Bruxelles, per il secondo anno consecutivo, la manifestazione femminista Reclaim the night. Circa 200 le donne che poco dopo la partenza sono state fermate ed identificate dalla polizia. Ne parliamo con una compagna.
Ripercorriamo con una compagna di un collettivo femminista attivo negli anni 90, il Pacha Mama, il femminismo di allora e di oggi, in vista dello sciopero globale delle donne lanciato da nonunadimeno per il prossimo 8 marzo. Due i temi affrontati, il separatismo e il sessimo nei movimenti.
1977: non solo la data del nostro compleanno (24 maggio) ma anche di un anno, da molti definito annus horribilis; ma cosa fu il Settantasette?
Partendo dalla considerazione che la storia non è fatta di eventi e/o date isolate, ma è un accumulo di processi intervallati da discontinuità e continuità, cerchiamo − con chi ha vissuto quegli anni e chi no − di analizzare, senza retorica, quel periodo.
Dopo un'introduzione di due compagni della redazione di Radio Onda Rossa, interventi dal filo-diretto con ascoltatori/ascoltatrici.
Per discuterne insieme vi invitiamo venerdì 17 febbraio, ore 17, alla Facoltà di Lettere (Sapienza).
Nell'ultimo audio potete ascoltare l'intera trasmissione (durata: 1h 27').
Tutto quello che ho/ è il mio sguardo miope e astigmatico sul mondo/ che, comunque, vede meglio di tanti altri)
Tutto quello che ho/è il mio corpo scomodo/imponente, fragile
Tutto quello che ho/è un etto e mezzo di feroce sarcasmo/non di più, non di meno
Tutto quello che ho/è una macchina analitica/che sfreccia nella mia testa/senza assicurazione
Tutto quello che ho/è la paura che m’accompagna/di non riuscire, di non capire/essere solo, essere vivo
Tutto quello che ho/è il mio assoluto talento/nell’essere inaffidabile/e un po’ eremita
Tutto quello che ho/è una betoniera di frasi coraggiose/nella mia bocca impastata/e un esercito di fotografie nel miocardio/che come un diaframma troppo aperto/illuminato a lungo/conosce croce e delizia/della sovraesposizione
Tutto quello che ho/è il gomitolo delle braccia che mi amano,/in bilico tra nebbia e catarsi,/in questa giornata di sole.
Detesto/il disordine gratuito/come i coupon del supermercato
Detesto/i freddi e i privi di spessore/iceberg di cartone
Detesto/i buffetti sulla guancia/il rossore della falsità verace
Detesto/le opinioni non richieste,/le opinioni sincere,/le opinioni beote/che vogliono essere vere
Detesto/la necessità di dissimulare/l’assenza di parole
Detesto/chi mi accusa/di avere coraggio
Detesto/un sacco di roba/ma in fondo c’è sempre/di peggio
“ Che cos’è la <democrazia>?”
“…il capitalismo, in quanto sistema economico e sociale, è necessariamente compromesso con il razzismo e il sessismo. Il capitalismo, infatti, deve giustificare e mistificare le contraddizioni inerenti ai suoi rapporti sociali-la promessa di libertà contro una realtà di coercizione diffusa, la promessa di prosperità contro una realtà di penuria diffusa-denigrando la “natura” di coloro che sfrutta: donne, sudditi coloniali, i discendenti deli schiavi africani, gli immigrati delocalizzati dalla globalizzazione” Silvia Federici/CHE COS’E’ LA DEMOCRAZIA?/Il marketing della liberazione/POESIE SPARSE”