1 luglio a Parigi marcia per un Iran libero
Con una attivista dei giovani democrarici iraniani parliamo della nella marcia per un Iran libero, in solidarietà con la rivolta nazionale del popolo iraniano prevista per il 1 luglio 2023 a Parigi.
Con una attivista dei giovani democrarici iraniani parliamo della nella marcia per un Iran libero, in solidarietà con la rivolta nazionale del popolo iraniano prevista per il 1 luglio 2023 a Parigi.
Con un’attività dell’Associazione Giovani Iraniani Residenti in Italia parliamo dell’attacco dalla polizia albanese al campo Ashraf 3 nel villaggio di Manez a circa una trentina di km da Tirana, in Albania, dove dal 2012 trovano rifugio circa 3500 membri dell’opposizione al regime iraniano affiliati al Mek (Mojahedin del Popolo). Secondo il portavoce del MEK, ci sono state una vittima e diversi feriti nello scontro dopo che la polizia ha usato gas lacrimogeni. Parliamo poi della lunga strada delle proteste in Iran, della feroce repressione messa in atto dalle autorità della Repubblica Islamica negli ultimi mesi e dell’impatto che la situazione interna al Paese sta avendo sugli equilibri regionali.
Nella mattinata di oggi in Albania un imponente schieramento di forze dell'ordine in tenuta antisommossa ha attaccato il centro dove risiedono centinaia di rifugiati politici iraniani. Di seguito il comunicato della resistenza iraniana.
L'assalto improvviso di oltre 1.000 poliziotti albanesi nel campo di Ashraf ha provocato la morte di un membro del MEK e il ferimento di più di 100 persone a causa del lancio di spray al peperoncino, alcune di queste sono in condizioni critiche La resistenza chiede che il governo degli Stati Uniti e le Nazioni Unite, che hanno ripetutamente garantito la sicurezza e il benessere dei residenti di Ashraf, condannino questo comportamento criminale e barbaro e forniscano le garanzie necessarie per prevenire questo tipo di comportamento fuorilegge, che viola in modo flagrante molti trattati internazionali, tra cui la Convenzione relativa allo status dei rifugiati, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. L'Unione europea, a cui l'Albania ha chiesto di aderire, deve condannare questo barbaro attacco e ritenere il governo albanese responsabile di tale comportamento. Per volere del fascismo religioso che governa l'Iran, questa mattina circa 1.000 poliziotti albanesi hanno attaccato Ashraf in un assalto criminale e repressivo. Hanno sfondato molte porte, armadi e attrezzature e hanno attaccato i residenti con gas lacrimogeni e spray al peperoncino. Molti computer sono stati rotti o portati via. A seguito di questo attacco criminale, un membro dei Mujahedin-e Khalq (PMOI/MEK), il signor Abdul Wahab Farajinejad (Ali Mansherari), è stato ucciso e più di 100 persone sono rimaste ferite a causa dello spray al pepe della polizia. Molti di loro sono in condizioni critiche e alcuni sono stati trasferiti all'ospedale Madre Teresa di Tirana. Le azioni della polizia albanese ricordano gli attacchi criminali delle forze di Nouri al-Maliki a Camp Ashraf in Iraq tra il 2009 e il 2015.
Con Virginia, dell'associazione dei giovani iraniani in Italia, facciamo il punto sulla situazione relativa alle pressioni internazionali sul regime iraniano per chiedere la messa al bando internazionale dell'organizzazione dei pasdaran. Al termine, alcune breve notazioni su Hanieh Tarkian, docente italo-iraniana di studi islamici, che è stata invitata a partecipare a una kermesse della destra identitaria lombardo-veneta, "Alterfestival, antidoti per il pensiero unico", per raccontare la posizione del regime degli ayatollah sul ruolo della donna. Divisi dalla religione, uniti dal fondamentalismo, l'iniziativa è patrocinata dal presidente leghista della giunta regionale lombarda, Attilio Fontana.
La repubblica islamica dell'Iran ha giustiziato tre giovani manifestanti di Ishafan.
Secondo le agenzie di stampa governative tre prigionieri politici, Saleh Mirhashemi, Saeed Yaghoubi e Majid Kazemi sono stati giustiziati dal regime a Isfahan questa mattina, su sentenza di Khamenei
Dal 10 aprile la dittatura al potere ha mandato al patibolo almeno 110 persone.
Il 7 maggio 2023, un gruppo iraniano chiamato “Ghiam ta Sarnegouni” (rivolta fino al rovesciamento del regime) ha annunciato di essere riuscito a ottenere il controllo di 210 siti web, applicazioni software, server,
banche dati e altri elementi del Ministero degli Affari Esteri (MFA) del regime. Il gruppo ha ottenuto decine
di migliaia di documenti, alcuni dei quali sono già stati pubblicati su Internet.
L'Associated Press ha riferito lo stesso giorno che "le versioni memorizzate nella cache dei siti web delle postazioni diplomatiche iraniane a Dubai, Emirati Arabi Uniti, Monaco, Germania e Seoul, Corea del Sud, sembravano essere state deturpate con un messaggio in Farsi che recitava:" Morte a Khamenei, salve Rajavi.” e "C'è una grande rivoluzione in Iran, la rivolta andrà fino alla demolizione del palazzo dell'oppressione", si
legge nel messaggio.
I documenti rivelano incontri strategici di alto livello tra funzionari del ministero degli Esteri e del ministero
dell'Intelligence e della sicurezza, discutendo i mezzi per screditare l'opposizione, in particolare l'Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (OMPI/MEK). Il documento afferma tra l'altro che il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha assegnato al Ministero dell'intelligence e della sicurezza (MOIS) l’istituzione di un comitato responsabile del contrasto ai MEK.
Ci racconta gli ultimi sviluppi della vicenda un'attivista dell'associazione delle e dei giovani iraniani in Italia.
Il gruppo informatico ghiamtasarnegouni è riuscito a infiltrarsi nel sito web e nei sistemi informatici del Ministero degli Affari Esteri del regime iraniano. Sulla home page del sito ufficiale ha campeggiato la scritta "Morte a Khamenei, saluet a Rajavi. Una grande rivoluzione è in arrivo in Iran: la rivoluzione democratica del popolo iraniano vincerà".
Il gruppo ha annunciato di avere distrutto i principali server e le banche dati del Ministero degli Affari Esteri di Teheran e di avere ottenuto documenti e informazioni preziosissime. Fra i documenti, l'attuale tessera che qualifica come appartenente alla milizia paramilitare Basij il ministro degli esteri Hossein Amir Abdullahian e copie del passaporto di Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Sono stati resi pubblici centinaia di documenti di identità, verbali di riunioni, corrispondenza ministeriale, numeri di telefono di funzionari ministeriali e nomi di 11.000 dipendenti del Ministero degli esteri.
La "Rivolta fino al rovesciamento" aveva già violato e disattivato diversi siti web e servizi del regime. Nel giugno 2022 ha violato oltre 5.000 telecamere di sicurezza di enti statali e 150 siti web appartenenti al comune di Teheran.
L'account Telegram del gruppo è ghiamtasarnegouni
Abbiamo parlato di questa visita con Ghazal, dell'associazione giovani iraniani in Italia.
La diffusione virale di un video in cui si vede un energumeno aggredire due donne colpevoli di non portare il velo, all'interno di un supermercato iraniano, ha riacceso per qualche momento l'attenzione su quanto avviene in Iran. Nonostante la cappa di silenzio che è calata sul paese il regime continua a mascherare la propria debolezza esasperando le misure repressive, in special modo contro la gioventù e le minoranze etniche, mentre manifestazioni e proteste nonostante tutto proseguono.
Nonostante la repressione non accenni a diminuire, l'Iran si prepara a festeggiare il Newroz, la festa di capodanno, continuando a scendere in piazza e a reclamare la fine del regime degli ayatollah. Presentato intanto l'ultimo report di Amnesty international sui diritti umani nel paese, che rileva l'incremento delle condanne a morte, delle incarcerazioni e dell'uso indiscriminato della tortura anche nei confronti di minorenni