Ieri è stato impiccato Mohsen Shkari, il primo condannato a morte a causa della sua partecipazione alle manifestazioni che da tre mesi scuotono l'Iran. Si tratta purtroppo del primo condannato "ufficiale" perché in realtà altre esecuzioni sono state probabilmente già eseguite e ad attendere la forca ci sono anche minorenni. Nonostante questo il paese si è fermato per tre giorni per un vero e proprio sciopero generale nazionale. Il regime scricchiola: da un lato inasprisce la repressione, dall'altro cerca di far balenare proposte pseudoriformiste ipocrite e fuori tempo massimo. Manifestazioni e iniziative di protesta si susseguono dentro e fuori l'Iran, a Roma ennesima manifestazione sabato 10 dicembre.
Mentre non si placano le proteste, e la repressione, per le strade di tutto il territorio iraniano, il consiglio dei diritti umani dell'ONU, riunito a Ginevra il 24 novembre 2022, ha votato a favore del varo di un'inchiesta internazionale sulla repressione delle proteste nel paese. Le considerazioni di due attiviste dell'associazione dei giovani iraniani residenti in Italia.
La presentazione di un ordine del giorno per impedire la street parade di Bologna. Le perquisizioni al centro sociale livello 57. E' scontro aperto tra antiproibizionisti e amministrazione bolognese. la testimonianza di Mefisto, tra gli organizzatori della million marijuana march
CORRISPONDENZA REALIZZATA DA AMISNET
ROVERETO ANTIPROIBIZIONISTA
Si è svolto questa mattina presso il Tribunale di Rovereto, il processo al creatore del sito http://www.marijuana.it, per il reato di "istigazione al consumo di sostanze stupefacenti". La sua colpa? Vendere via internet prodotti (legali) e gadget, e ospitare un sito di discussione sulla cannabis. I cittadini antiprobizionisti hanno dato vita a un presidio di fronte al Tribunale di Rovereto, in occasione di un processo che rappresenta l'emblema della persecuzione che colpisce i consumatori e ignora i grandi flussi di narcotraffico. Comè andata questa mattina? Sentiamo Tommaso cittadino antiproibizionista
CORRISPONDENZA REALIZZATA DA RADIONDADURTO
SCONTRI 11 MARZO - Respinta un'altra richiesta di scarcerazione
Il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto due nuove richieste di scarcerazione, con arresti domiciliari, avanzate dai legali di due dei 25 giovani ancora in carcere per gli scontri avvenuti l'11 marzo scorso in corso Buenos Aires. Si tratta di due incensurati, entrambi accusati di concorso in devastazione e saccheggio, violenza a pubblico ufficiale e incendio. Secondo i giudici del Riesame permangono le esigenze di custodia cautelare in carcere allo scopo di prevenire la reiterazione del reato e l'inquinamento probatorio.
Nel dispositivo, che cita un'ordinanza del Gip di Milano, si legge che i due al di là delle mere professioni verbali di distacco da metodologie violente di affermazione delle proprie idee (tardivamente effettuate in sede di interrogatorio e comunque smentite dalle circostanze obiettivamente accertate) hanno in realtà palesato di voler seguire e saper efficacemente attuare proprio detti metodi di azione violenta. Intanto, nei prossimi giorni, è attesa la richiesta di rinvio a giudizio del pm Piero Basilone per 29 indagati nei confronti dei quali è già stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini.
CORRISPONDEZA
Editoriale
NOTIZIE BREVI
ESTERI
MOGADISCIO si aggrava la situazione
Si aggrava la situazione a Mogadiscio, dove intensi combattimenti sono ora segnalati in diverse zone della città: la MISNA lo ha appreso da fonti locali, contattate per telefono in alcuni quartieri della capitale. Difficile un bilancio esatto delle vittime: sarebbero ormai oltre venti, con un numero imprecisato di feriti. Malgrado una fragile tregua, ieri erano ripresi gli scontri, mentre stamani all'alba la battaglia si è allargata alla zona del cosiddetto ‘chilometro 4’ e ora anche in diversi altri quartieri. Ne sono protagonisti alcuni ‘signori della guerra’ della sedicente ‘Alleanza anti-terrorismo’ e i miliziani dei tribunali islamici. Secondo testimonianze citate da un’emittente radiofonica cittadina, miliziani pesantemente armati avrebbero creato posti di blocco collocando alcuni camion in mezzo alla strada e fermato i mini-bus (taxi collettivi) in circolazione, obbligando i passeggeri a proseguire a piedi. Testimoni hanno riferito sempre alla MISNA che le milizie islamiche avrebbero preso il controllo del famoso ‘Hotel Sahafi’, nei pressi del ‘chilometro 4’, finora controllato dai ‘signori della guerra’; davanti al suo ingresso nel febbraio 2005 venne uccisa la produttrice della ‘Bbc’ Kate Peyton, 39 anni.
Al via la conferenza del Dialogo nazionale palestinese
La conferenza del Dialogo nazionale palestinese ha presso avvio presso il quartiere generale di Abu Mazen a Ramallah in collegamento con Gaza citta', dove ai lavori partecipa il primo ministro Ismail Haniye. Abu Mazen ha proposto un calendario, che pare sia stato accettato dai rappresentanti del governo: dieci giorni di trattative e se non emerge un altro progetto, sottoporre a referendum popolare il documento di dirigenti palestinesi detenuti da Israele che suggerisce uno Stato palestinese da creare all'interno dei confini dei territori occupati dallo Stato ebraico nel 1967. Intanto, intense consultazioni sono in corso tra i vari gruppi palestinesi anche a Damasco e a Beirut per cercare di superare le divisioni tra le organizzazioni. Ai colloqui partecipano tutti i massimi dirigenti politici in esilio. Si cerca soprattutto di influenzare gli eventi nella striscia di Gaza, dove la tensione tra sostenitori di Hamas e al Fatah ha raggiunto livelli pericolosi.
proteste degli studenti a teheran
I due piu' importanti atenei di Teheran hanno vissuto una notte ed una mattinata di tumulti e di violente proteste degli studenti, che hanno sostenuto scontri con la polizia nazionale ed i vigilantes della rivoluzione islamica. Quaranta poliziotti sono rimasti lievemente feriti dalla sassaiola degli studenti, che protestavano contro le nuove restrizioni impose dal governo del presidene Ahmadinejad. I giovani hanno acceso falo' davanti ai dormitori universitari spiegando che le proteste si sono accese a causa delle espulsioni di alcuni studenti e della repressione delle critiche ad opera delle autorita'.
colombia: L'Ue denuncia le minacce dei paramilitari ai cooperanti
L'Unione Europea interviene nella compleassa situazione colombiana, denunciando gli attacchi contro i difensori dei diritti umani ad opera dei paramilitari filo-governativi delle Auc. Con questa presa di posizione si testimonia che il processo di pace tra il governo di Uribe e le Auc è una farsa. Il delegato dell'Ue per la Colombia e l'Ecuador e l'ambasciatore austriaco a Bogotà hanno dichiarato "profonda preoccupazione per la recente intensificazione di minacce e aggressioni contro gli attivisti e le loro famiglie". inoltre è stato denunciato che con l'approssimarsi delle elezioni presidenziali i paramilitari hanno minacciato almeno una ventina di cooperanti di Ong.
Spagna: ETA; governo respinge commissione Batasuna
Il governo spagnolo ha respinto come inaccettabile la delegazione di Batasuna per negoziare un accordo politico con gli altri partiti nel Paese Basco ricordando che si tratta di un partito fuorilegge. Una posizione, quella di Madrid, che rischia di paralizzare l'incipiente processo di pace, considerato che sia Eta che Batasuna considerano la "tavola rotonda" basca un elemento imprescindibile del negoziato.
ITALIA
detenuti del carcere di Trento hanno iniziato sciopero fame
Da ieri i detenuti del carcere di Trento hanno iniziato uno «sciopero pacifico della fame ad oltranza» per protestare contro le condizioni igienico-sanitarie della struttura che attualmente ospita 170 persone, mentre la capienza è di 100. In un documento si denunciano lunghe attese per l' assistenza medica, interventi odontoiatrici in condizioni precarie, e in generale condizioni igenico-sanitarie «che offendono la dignità umana, con docce fatiscenti e scrostate, passaggi sporchi dove i topi e i piccioni la fanno da padrone».
fiat di pomigliano reintegrati otto licenziati'
Il tribunale di Nola con ordinanza esecutiva accoglie il ricorso presentato dallo slai cobas e reintegra al lavoro gli otto licenziati dichiarando il carattere antisindacale dei licenziamenti, avvenuti a seguito delle contestazioni dei lavoratori rispetto all'intesa sul ccnl dei metalmeccanici del 14 febbraio scorso. ascoltiamo la corrispondenza dello slai cobas fiat di napoli.
Il Terzo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato a maggioranza il 16 novembre una risoluzione che condanna le violazioni dei diritti umani in Iran. Questa è la 69a risoluzione delle Nazioni Unite che censura le brutali e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran.
L'opposizione iraniana ricorda che il regime dei mullah ha perpetrato crimini contro l’umanità e genocidio per più di quattro decenni, dal massacro del popolo del Kurdistan e dall’esecuzione di massa di prigionieri politici negli anni ’80 ai massacri del 1988 e del novembre 2019, come così come il massacro di manifestanti disarmati negli ultimi due mesi, compreso l’omicidio di almeno 60 bambini e adolescenti di età compresa tra 2 e 17 anni, il massacro di Zahedan il 30 settembre, il brutale attacco alla prigione di Evin il 15 ottobre e il massacro di Khash il 4 novembre. Tutti questi sono chiari esempi di crimini contro l’umanità.
Nella giornata di giovedì 24 novembre, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite terrà, presso la propria sede a Ginevra, una sessione speciale sulla situazione in Iran. La sessione è stata convocata a seguito di una richiesta ufficiale presentata da Germania e Islanda ed è stata sostenuta da 44 stati membri. Gli ambasciatori tedesco e islandese hanno richiesto “una sessione speciale per affrontare il deterioramento della situazione dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda donne e bambini”.
Ai nostri microfoni una rappresentante dell'associazione giovani iraniani residenti in Italia.
Oltre alle esecuzioni extragiudiziali e agli assassini nelle strade il regime degli ayatollah ha iniziato a comminare, e ad eseguire, anche diverse condanne a more nei confronti dei giovani e giovanissimi rivoluzionari che continuano instancabilmente a scendere nelle strade. Le manifestazioni e le proteste intanto non si fermano, così come le dimostrazioni di solidarietà a livello internazionale. Sabato 19 novembre le giovani e i giovani italiani chiamano a manifestare a Roma, con un corteo che parte da piazza Esedra alle ore 10.30.
Da 56 giorni ormai prosegue la rivolta scoppiata in Iran dopo l'omicidio di Mahsa Amini, uccisa dalle forze di polizia religiosa per non avere indossato correttamente il velo. Negli ultimi giorni si sono susseguite, le prese di posizione di tantissime e tantissimi esponenti dello, sport, dell'arte e della cultura, che hanno preso posizione ferma a fianco di chi protesta nonostante la certezza di dover subire arresti, violenze e torture. Nel frattempo proseguono instancabilmente le manifestazioni e continua ad aumentare il tragico bilancio di morti, arresti e casi di tortura a causa della violenza delle forze di sicurezza.
Il nostro collegamento con Virginia, dell'associazione giovani italiani residenti in Italia, sabato sono state indette manifestazioni a Roma e a Torino
A quasi due mesi dall'omicidio di Mahsa Amini, la giovane curda picchiata a morte dalla polizia religiosa per non avere indossato correttamente il velo, non si arrestano le proteste. Nonostante una repressione spietata, che ha provocato centinaia di vittime, proseguono quotidianamente scioperi, manifestazioni e iniziative di protesta che interessano tutto la geografia del paese, dalla capitale fino alle province più remote. A rendere ancora più incandescente la situazione l'iperattivismo del regime in ambito internazionale, nel tentativo di sviare l'attenzione dalla propria crisi interna. E' in quest'ottica che bisogna inquadrare la cessione di droni alla Russia, impegnata nell'invasione dell'Ucraina, ma anche le minacce nei confronti di diversi Stati confinanti
Con Patrizia Fiocchetti, esperta analista della società e della storia dell'Iran, abbiamo cercato di fare il punto della situazione attuale e di capire quali potrebbero essere i possibili esiti della crisi.
Il 29 ottobre a Roma, in piazza san Giovanni, le giovani e i giovani iraniani chiamano alla mobilitazione in supporto alla rivoluzione iraniana e contro il regime degli ayatollah.
Ci illustra l'andamento delle mobilitazioni, fuori e dentro l'Iran, un'attivista dell'associazione della gioventù iraniana in Italia.
Continua senza sosta la rivolta in Iran e continua, purtroppo, anche la durissima repressione del regime degli ayatollah.
Ad Evin, il più grande carcere della capitale, si contano otto morti in seguito all'incendio divampato sabato scorso: si tratta purtroppo di un bilancio ufficiale, le vittime effettive sono probabilmente molte di più.
Scioperi, manifestazioni e cortei infiammano tutto il paese, le principali raffinerie iraniane sono bloccate dagli operai che hanno incrociato le braccia per protestare contro il governo.
Insieme a una rappresentante dei giovani iraniani in Italia un'analisi di quello che sta accadendo