Una compagna di Non una di meno Bologna ci racconta l'iniziativa dell'8 marzo della città emiliana dove la zona rossa rende ancora più dura la situazione delle donne e in particolare delle lavoratrici di settori particolarmente a rischio, dalle industrie alle casse dei supermercati
Con una compagna dell'Assemblea delle Donne del Coordinamento Migranti Bologna facciamo il punto sulle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori di Yoox e Italpizza e su come si stiano organizzando in vista dello sciopero dell'8 marzo. Qui potete scaricare per intero il loro comunicato.
Imposizione unilaterale di un cambio dei turni di lavoro che impedisce alle operaie di immaginarsi in un qualunque tipo di futuro, ripetuti atteggiamenti razzisti e discriminatori esercitati nei loro confronti, riduzione delle pause, mancato riconoscimento di buoni pasto mentre i padroni dell’ e-commerce festeggiano una crescita esponenziale dei profitti. Queste le condizioni di lavoro a cui le lavoratrici di Yoox - leader globale nel lussoe nella moda online- sono sottoposte e a cui stanno rispondendo con una lotta determinata che a partire dallo sciopero del 25 novembre sta andando avanti all’Interporto di Bologna. Ne parliamo con una compagna del Si Cobas. Qui l'appello delle lavoratrici.
L'8 ottobre a Bologna vengono effettuate perquisizioni ai danni di alcuni compagn di XM24 per i reati di devastazione e saccheggio in merito alla caduta di alcune lamiere del cantiere della zona del centro sociale. In una Bolognina che ogni giono si vede devastare dalla gentrificazione al servizio dei profitti e saccheggiare spazi di verde e agibilità della popolazione del quartiere.
Con Vito Totire dell'osservatorio AUSL di Bologna parliamo delle condizioni di lavoro e di vita che hanno favorito l' esplodere di questo nuovo focolaio.
Una compagna ci aggiorna sulle rivolte al carcere di Bologna, in cui gran parte del maschile è in rivolta. Purtroppo l'enorme spiegamento di polizia ha impedito di comunicare con i detenuti in rivolta.
Un testo scritto da chi vive nel Cas di Via Mattei (Bologna). Sabato 22 febbraio (ore 15 in Montagnola, lato piazza VIII agosto) saremo al loro fianco per supportare la loro protesta.
Alcune/i solidali
Siamo le persone che abitano nel CAS di via Mattei. Prima stavamo in altri centri gestiti da Lai Momo e non abbiamo capito perché ci hanno portato via da lì all’improvviso portandoci nel CASdi via Mattei senza spiegazioni. Perché ci hanno deportati lì dentro? Le cooperative, la prefettura e il governo hanno deciso al nostro posto dove e come dobbiamo vivere da quando siamo arrivati in Italia, e da novembre hanno deciso di buttarci qui. Ci sembra di essere stati gettati in prigione ed esclusi dalla società.
Per noi questo posto è una prigione ed una tortura mentale. Non ci sono cure mediche, il posto è sporco, 10 persone o più vivono in una stanza… A nessuno importa del nostro benessere. Non c’è la possibilità di cucinare in autonomia. Per entrare ed uscire dobbiamo usare il badge. Le condizioni igieniche fanno schifo e ci si ammala facilmente. Quando qualcuno si ammala, deve fare tutto da solo acquistando i farmaci. Ma come facciamo a comprare i farmaci se non possiamo lavorare? E come possiamo lavorare se non abbiamo i documenti? E chi ha il permesso di 6 mesi e sta lavorando ha dei contratti di 1 solo giorno. Immaginate se la persona non parla bene l’italiano, è tutto ancora più difficile. Ci sono operatori che affermano di lavorare per noi, però ci trattano come animali e sono proprio dei guardiani.
Questa non è vita, noi vogliamo libertà, documenti, e possibilità di decidere sulla nostra vita.
SE LA SCHIAVITÙ NON È ANCORA FINITA, DOBBIAMO DIRLO.
Patrik Zaki è uno studente egiziano che segue un master all'Università di Bologna, il 7 febbraio rientrando in Egitto viene arrestato e torturato, viene accusato di istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione. Ad oggi delle sue condizioni fisiche si sa pochissimo. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Zaki è un attivista e frequenta un master internazionale in Studi di genere, forse queste le sue colpe, ad oggi ancora non si sa il motivo del suo arresto, così come non si sa il motivo del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.
L'accademia bolognese si mobilita, i rappresentanti governativi sembrano occuparsi del caso. Ma le sparizioni, le torture, gli arresti non sono nuovi in Egitto, ad oggi Al Sisi ha costruito da quando ben 18 nuove carceri. 60 mila le persone detenute per aver criticato una dittatura militare o per aver scritto il proprio pensiero.
L'ipocrisia in Italia è feroce: non solo gli Atenei continuano ad avere rapporti con l'Egitto ma l'Italia continua a vendere armi al governo di Al Sisi.
Parliamo di tutto questo con Giorgio Beretta della Rete Disarmo, con un compagno portuale di Genova dove domani mattina è prevista l'ennesima manifestazione per bloccare l'attracco di navi che trasportano armi, con una compagna egiziana e con un compagno studente dei CUA di Bologna.
La recente sparizione di Patrick George Zaky, studente egiziano in Erasmus a Bologna, ha fatto parlare tutti i media delle sparizioni in Egitto. Purtroppo la sua vicenda non è affatto un caso isolato, ma la realtà per migliaia di persone che subiscono la detenzione amministrativa ordinata dalla legge antiproteste di Al Sisi.
Si apre giovedì 10 dicembre all'università di Bologna un convegno dal titolo "Sicurezza, ordine pubblico e criminalizzazione del dissenso e della solidarietà. Lezioni dalla Spagna e dall’Italia" . Ce ne parla Enrico Gargiulo, ricercatore nello stesso ateneo e relatore nel corso della prima giornata di lavori