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English or inglès?

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Qualche settimana fa, con l'ennesimo ordine esecutivo di questo scorcio di presidenza, Donald Trump ha stabilito che l'inglese sarà da considerarsi lingua ufficiale degli USA. Una novità, dal momento che fino ad ora gli Stati Uniti d'America non avevano una lingua ufficiale, a differenza della metà degli Stati che compongono la federazione.

Una misura che non avrà grosse conseguenze pratiche ma che si profila come l'ennesimo tassello nella costruzione di un paese sempre più chiuso e sciovinista.

Ne abbiamo parlato con la nostra corrispondente da Alma Ata, che ha studiato per diversi anni linguistica in California, e che in coda alla corrispondenza ci fornisce una serie di interessanti notizie sull'Asia centrale.

Columbia Uni: Repressione di studenti che hanno manifestato per GAZA

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Entrano agenti nelle residenze studentesche, dopo l'arresto di Mahmoud Khalil, accusato di essere leader della protesta (a cui sono seguiti altri arresti dopo la registrazione dell'audio) espulsioni, addirittura annullamento dei titoli conseguiti... La famosa università di New york, ora minacciata di essere definanziata, diventa il simbolo della repressione del dissenso

C'è un'egemonia culturale woke?

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Nella quarta puntata del ciclo Non si può più dire niente abbiamo affronato il tema del mondo culturale in relazione a woke e cancel culture andando a esaminare l'accusa ricorrente di un'egemonia culturale che intenderebbe cancellare la cultura e la storia. Abbiamo parlato di studio dei classici con Alice Burgno, autrice di Tutte storie di maschi bianchi morti, di monumenti messi in discussione o abbattuti con Lisa Parola autrice di Giù i monumenti? Una questione aperta, di accademia Usa e in particolare dei decreti esecutivi trumpiani sulla ricerca e di università e scuola italiane. Abbiamo così verificato che la censura viene dall'alto è bianca, maschia, eterosessuale e ricca.

Il ciclo Non si può più dire niente torna giovedì 6 marzo, ore 18.15 trattando le tematiche del suprematismo bianco, del razzismo, della decolonialità.

New York: Via trans e queer dal monumento per Stonewall

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Giovedì 13 febbraio 2025, nell'ambito della furia persecutoria dell'amministrazione Trump, sono state cancellate le parole trans e queer e tutti i riferimenti alla lettera T della comunità LGBTIQ+ dal monumento che a New York, celebra la rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, momento fondativo dei movimenti lgbtiq+ nel mondo.

Ne parliamo con Porpora Marcasciano

 

Nella foto Sylvia Rivera

Esiste il capitalismo woke?

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La terza puntata del ciclo è dedicata a riflessioni su una delle critiche contro la cosiddetta cultura woke, ossia che sarebbe sostenuta da larghi settori del capitalismo. In particolare ci occupiamo dei magnati della Silicon Valley e di come negli ultimi mesi, in concomitanza con le elezioni, Usa hanno cambiato retoriche e politiche.

Durante la puntata approfondiamo le analisi che Carl Rodhes propone in "Capitalismo woke. Come la moralità aziendale minaccia la democrazia". 

Trump su Gaza, coloni contro la sede Unrwa, situazione drammatica a Jenin

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Con Michele Giorgio, corrispondente de Il manifesto, facciamo il punto a partire dalle dichiarazioni di Trump nella conferenza stampa dopo l'incontro con Bibi Netanyhau.

Giorgio informa poi sulla drammatica situazione a Jenin che subisce attacchi continui da quindici giorni, su Gerusalemme dopo a inizio settimana coloni, destra israeliana hanno attaccato la sede di Unrwa, l'agenzia Onu per i profughi palestinesi, a cui già è stato impedito per legge di agire.

Infine chiediamo a Michele Giorgio su Ahlam al-Tamimi su cui, dopo anni di richieste di estradizione da parte degli Usa,  l’organo di informazione qatariota Al-Araby al-Jadeed, ha diffuso la notizia che le autorità di intelligence giordane sarebbe stata estradata  a meno che non si trovasse un Paese terzo disposto ad accoglierla. 

Tamimi, cittadina giordana, era stata condannata in Israele nel 2003 a 16 ergastoli per l’attacco a una pizzeria dove avevano perso la vita anche persone statunitensi,  però rilasciata nell’ambito dell’accordo di scambio per il rilascio del soldato Gilad Shalit nel 2011 e da allora in Giordania.

Il ritorno di Donald Trump

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E' andato in scena ieri a Washington l'insediamento di Donald Trump, una lunga e spettacolare cerimonia che ha visto il neopresidente non arretrare di un millimetro rispetto alle proposte urlate nel corso di tutta la campagna elettorale. Cosa ci dobbiamo aspettare nel corso del prossimo quadriennio? Abbiamo chiesto una valutazione della giornata di ieri a Mattia Diletta, professore di scienza della politica alla Sapienza di Roma

Sul satellite del vincitore

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Zuckerberg annuncia la "svolta" di Meta: un allineamento completo alla retorica di Trump e alle modalità di X. Spariscono il fact checking, via libera all'ulteriore attacco all'identità razziali, di genere e sessuali.

Il governo italiano invece cerca accordi con Musk per Starlink: si parla di cifre spaziali per l'utilizzo dei satelliti di Starlink da parte dell'esercito italiano. La mossa unisce 3 obiettivi: fare un favore all'amico; procedere con la politica bellicista; colpire il progetto europeo di un sistema satellitare simile a Starlink per gestire in proprio una simile infrastruttura militare.

Notiziole:

  • la legge francese sull'amministrazione illecita di piattaforme online utilizzata per il sito di chat Coco.fr, noto per essere stato usato come piattaforma di comunicazione per gli stupri di Mazan; quanto si può estendere l'uso di una legge del genere?
  • Google fa finta che Chromium non sia suo, ma un progetto open source a cui Google aderisce. La Linux Foundation facilita l'operazione.

 

Da Trump alla Siria, quali prospettive per la resistenza palestinese?

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ASSEMBLEA PUBBLICA DOMENICA 12 GENNAIO - PALAZZINA VESPIGNANI ALBANO – ORE 10.30

Interviene l’Unione Democratica Arabo Palestinese

A poco più di un anno dal 7 ottobre 2023, la resistenza palestinese si trova ad affrontare uno scenario politico in rapido mutamento. In 15 mesi, Israele ha ucciso decine di migliaia di persone a Gaza e nel resto della Palestina, ma ha colpito anche in Libano, Yemen, Siria, Iraq e Iran.

L’esercito sionista è penetrato nel Sud del Libano e, nel corso delle ultime settimane, anche in Siria, dove ha approfittato della caduta di Assad per oltrepassare le Alture del Golan e giungere a non molti km da Damasco. Israele colpisce la Siria fin dal 2011 ma, in questi giorni, ha bombardato il paese con forza inusitata, fino a rivendicare di aver neutralizzato gran parte degli armamenti strategici siriani.

Sebbene il fronte libanese non sia stabilizzato e le conseguenze della nuova situazione siriana debbano ancora definirsi compiutamente, questi ultimi sviluppi sembrano rappresentare un duro colpo per il cosiddetto “Asse della Resistenza”, che pare uscirne indebolito a beneficio di altri attori regionali e internazionali.

L’Iran, grande ossessione di Israele e principale sostenitore dei gruppi palestinesi, appare dunque più esposto alle ritorsioni del sionismo e dell’imperialismo atlantico. Il prossimo insediamento di Trump negli Usa rappresenta un ulteriore campanello d’allarme in questo senso.

La prima presidenza Trump era stata caratterizzata dallo stralcio dell’intesa con l’Iran sul nucleare civile e dagli “Accordi di Abramo” tra Israele e una serie di paesi arabi (Emirati, Bahrein, Sudan, Marocco). Nelle intenzioni di Tel Aviv, quegli accordi erano funzionali a un rimodellamento complessivo dell’Asia occidentale, volto a favorire il consolidarsi di una rinnovata egemonia israeliana e ad annichilire le rivendicazioni palestinesi.

Benché molte cose siano cambiate da allora, questo è il principale obiettivo che Israele continua a perseguire anche oggi. Un obiettivo che lo Stato sionista non è ancora riuscito a raggiungere, nonostante il genocidio in atto.

Pur duramente colpite, infatti, le organizzazioni palestinesi continuano a combattere senza tregua, a Gaza e in tutta la Palestina. Come a Jenin, in Cisgiordania, dove affrontano, proprio in questi giorni, gli attacchi militari dell’Autorità Nazionale Palestinese, ansiosa di attestarsi come partner affidabile di Israele e USA per la gestione postbellica di Gaza.

I palestinesi e le palestinesi non hanno altra scelta se non quella di proseguire la lotta contro un progetto colonialista che vorrebbe negare la loro stessa esistenza. Da parte nostra, dobbiamo interrogarci su quale sia il modo migliore per continuare a costruire, nelle nuove condizioni politiche, il movimento di solidarietà con la loro resistenza popolare, a partire dai nostri territori.

CASTELLI ROMANI PER LA PALESTINA

Non si può più dire niente! Woke e cancel culture

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Prima puntata di un ciclo di trasmissioni su woke e cancel calture.

In questa trasmissione trattiamo del significato di queste espressioni, di come sono nate e come sono state assunte prima da movimenti sociali poi deturnate dalle destre.Incrociamo anche il concetto di politically correct, infine passiamo dagli Usa all'Italia per vedere come sono arrivati questi dibattiti nel nostro paese.

La prossima puntata sarà giovedì 16 gennaio, alle ore 18.15