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sorveglianza

Sul riconoscimento facciale

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A partire dalle note vicendi dell'aggressione a Roma Termini, parliamo del riconoscimento facciale.

Facciamo anzitutto una breve cronistoria del riconoscimento facciale, distinguendolo dalla "mera" videosorveglianza.

Guardiamo poi la situazione legale in Italia e andiamo ad indagare le basi del riconoscimento facciale, gli effetti che produce nei luoghi in cui è già utilizzato, i motivi profondi per cui è discriminatorio.

Non solo il riconoscimento facciale non funziona bene come ci vogliono dire. Gli errori che questi sistemi producono sono in maniera schiacciante più pesanti per i gruppi marginalizzati (in particolare le donne nere). Questi errori hanno delle ripercussioni reali sulla vita di queste persone. La ragione profonda di questi errori non è il caso ma esattamente la loro condizione di marginalizzazione. Sono quindi sistemi che riproducono ed amplificano le oppressioni già esistenti.

Cerchiamo di tenere uno sguardo sull'automazione, dato che la creazione di un dibattito consapevole su questo tema non è più rimandabile.

Estrattivismo dei dati

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Puntata 2 di EM, ciclo Estrattivismo dei dati, parliamo del progetto MonitoraPA insieme ad uno degli sviluppatori. Si tratta di un osservatorio gestito da volontari che si premura di verificare i trasferimenti di dati degli utenti (ossia i cittadini che accedono ai servizi della PA italiana) verso aziende straniere (tipicamente USA). Queste ultime, in virtù di una più favorevole legislazione in vigore nei loro stati di appartenenza, possono fare quello che vogliono di tali dati e sono tenuti a consegnarli al governo su semplice richiesta. In questo modo i cittadini italiani perdono qualunque garanzia sancita dalla legislazione del nostro paese, a partire dalla costituzione stessa. Da due anni, tali trasferimenti sono anche illegali, in base alla normativa europea. A dispetto di ciò, migliaia di PA italiane continuano ad usare servizi di Google e degli altri GAFAM.

Sorvegliamoli a casa loro

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Riprende la nuova stagione delle dita nella presa! Stasera ripartiamo dai cavalli di battaglia: social network, sorveglianza, smartphone...
  • Come mai molte applicazioni utilizzano il "loro" browser invece di usare quello di sistema?
  • Qualcuno ha avuto un'ideona per scovare i pedofili: perché non mettiamo una IA che ti sorveglia _dentro_ al cellulare? Un esempio chiarisce le possibili conseguenze
  • Facebook fa di tutto per non essere trasparente riguardo alle pubblicità elettorali negli Stati Uniti. E per le prossime elezioni in Italia? Quì il problema non si pone nemmeno, perché non ci sono leggi in proposito...
  • Una azienda statunitense vende alle polizie sistemi di sorveglianza a basso costo che funzionano utilizzando dati raccolti per scopi commerciali.
  • E varie altre notiziole...

Non si parli di Intelligenza dell'IA

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Ultima puntata della stagione per le dita nella presa! (forse).

Iniziamo col parlare di intelligenza artificiale, partendo dalla notizia del licenziamento di Blake Lemoine, dipendente di Google che aveva dichiarato che un chatbot basato su IA poteva essere considerato senziente. Evidentemente, Google non apprezza affermazioni esagerate sulle IA che sviluppa e preferisce avere un profilo più basso. Come spiegare, altrimenti, la collaborazione tra Google e il governo israeliano in tema di sorveglianza basata su intelligenza artificiale?

Diamo anche alcune altre notizie - di serietà variabile - riguardanti gli sviluppi dell'intelligenza artificiale.

Parliamo anche di sorveglianza "stupida": niente IA, ma tanto cloud, dall'uso della domotica al prelevamento del DNA alla nascita, tutto fa brodo.

Concludiamo con le notiziole: ancora problemi per Google dal GDPR; i giudici americani fanno ricerche come gli studenti delle superiori (su wikipedia); il trenino "Termini-Centocelle", grazie ai lavori di ammodernamento, viaggerà su un futuristico binario unico per 1,5km; ma soprattutto, pare che stavolta il copyright per Topolino scada sul serio!

Facebook: Da censore ad editore il passo è breve

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Iniziamo con le notizie serie: una tazza speciale che analizza tutto sulla vostra cacca. Sembra una stupidaggine, ma non è affatto il primo sistema di monitoraggio della salute. Si tratta di sistemi piuttosto invasivi, la cui utilità è discutibile ma il marketing è forte.
 
Parliamo poi di WhatsApp. Un'inchiesta di ProPublica mostra che l'azienda era in grado di leggere almeno una parte dei messaggi che i suoi utenti scambiavano, cosa che era stata esplicitamente negata dai suoi vertici. Con la scusa del controllo degli abusi - finalizzata a bloccare utenti che hanno comportamenti giudicati inadeguati - non solo i moderatori possono leggere i messaggi che vengono segnalati e quelli ad essi collegati, ma la app stessa analizza i messaggi che gli utenti inviano alla ricerca di possibili violazioni, e si autodenuncia in tale caso.
 
Proseguiamo con Facebook - che invece si è sempre saputo che modera i contenuti - che secondo l'alta corte australiana è responsabile per i commenti calunniosi al suo interno, quando questi non si possono configurare come una conversazione con l'autore del post.
 
Notiziole:
  • le grandi aziende del cloud fanno un manifesto d'intenti che dovrebbe rassicurarci... nel difendere i loro interessi
  • la politica di non tenere log sui server - strumento semplice ed efficace per evitare delazioni inutili - è attaccata: alcuni produttori televisivi sostengono che questa non sia valida quando viene implementata con l'esplicito proposito di facilitare la pirateria.
  • viceversa scaricare musica e video da piattaforme video potrebbe essere legale secondo la legge francese; peccato che i dettagli siano un po' confusi.
  • la California emana una legge che per la prima volta cerca di mettere ordine nel mondo dei lavori gestiti da algoritmi, chiarendo che questi ultimi non possono non essere noti ai lavoratori o al governo; e che non devono adottare metriche che penalizzino l'esercizio dei normali diritti dei lavoratori (vedi notizia di apertura!)
 

Ombretto e fondotinta battono il riconoscimento facciale 4.0!

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Puntata di riapertura della stagione 2021-2022!
 
Per un bel po' vi parliamo di biometria attraverso applicazioni di uso nel mondo del lavoro e non solo: tra telecamere, riconoscimento facciale, registrazioni delle abitudini nell'uso del computer (biometria comportamentale) e registrazioni ambientali, non possiamo non notare come questi sistemi siano accomunati da una scarsa affidabilità e da una rapida e acritica adozione. Solo il fondotinta ci salverà!
 
Vi parliamo poi della campagna di sorveglianza anti-pedofilia promossa da Apple, che vuole controllare tutte le immagini che caricate sul suo cloud alla ricerca di immagini proibite. Come sempre, questo provoca una polarizzazione nella discussione, tra chi si preoccupa per la privacy e chi mette davanti la lotta alla pedofilia. Difficile però non notare che i vantaggi non saranno molti: infatti il sistema non potrà girare che su iCloud.
 
In chiusura, raccontiamo dell'adozione di Bitcoin come valuta legale nel Salvador: una fenomenale idea del governo che purtroppo si è scontrata con la realtà. Peccato, perché il piano per recuperare investimenti in denaro riciclato  sembrava buono.

Sono per la privacy ma...

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Oggi parliamo di due argomenti principali. In apertura cerchiamo di chiarire la storia del ban USA su alcune ditte cinesi, in particolare Huawei, e come questo abbia portato alla situazione attuale con gli smartphone Huawei che non possono avere installate di default le Gapps (per cui si stanno muovendo verso un nuovo sistema operativo, HarmonyOS) e con lo stratagemma di vendere la sottomarca Honor per aggirare le proibizioni del governo americano.
 
Successivamente parliamo del regolamento chatcontrol, cioè della deroga al regolamento Eprivacy che è stata votata dal parlamento europeo per permettere alle società che effettuano controlli automatici su email e programmi di messagistica di poter continuare a farlo allo scopo di combattere la pedopornografia. 
Questo, e soprattutto un futuro regolamento europeo sull'argomento, ancora allo stadio di proposta, rischiano di ridurre notevolmente la privacy nelle comunicazioni, rischiando peraltro di colpire anche le possibili vittime. 
 
In chiusura le notiziole, oggi più focalizzate su sorveglianza & sue applicazioni

Tecnologia e automazione

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Sesta puntata del ciclo Tecnologia e automazione, la prima di una serie dedicata al libro "Il capitalismo della sorveglianza" di Shoshana Zuboff. Affinità e divergenze tra il capitalismo della produzione di massa e il capitalismo della sorveglianza. La nascita del capitalsimo della sorveglianza con Google. La segretezza come metodo dei pionieri del capitalsimo della sorveglianza. Di quali dati stiamo parlando? Riguarda tutti e tutte noi oppure qualcuno può dirsi immune? Il dato come materia prima: l'estrazione e l'analisi dei dati, volta alla creazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri.

Dall'App al braccialetto, collezione primavera/estate per la sorveglianza

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Per questa stagione si prevede ampia diffusione di applicazioni per il tracciamento, che sia a scopo sanitario, come Immuni, o per tenere sull'attenti condannati in libertà vigilata (a spese loro).
Andranno molto di moda anche braccialetti per segnalare quando ti avvicini troppo a qualcun altro senza dovere stare sempre attaccato allo smartphone per accorgertene, il tutto per la tua sicurezza e soprattutto per quella dei datori di lavoro che potranno controllare se qualche operaio non rispetta le distanze.
Dopo queste notizie sui trend del momento, passiamo a una sfilza di notiziole che spaziano dal(fallito) tentativo di delazione per i disoccupati dell'Ohio al (fallito) tentativo di mettere il copyright alle note dei codici legali, passando per vari tentativi di raccogliere, o censurare, dati e all'uso del GDPR per opporsi ad alcune di queste pratiche. 

Riconoscimento facciale: riuscirà a distinguere il tipo di mascherina?

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Sulle app
 
Apriamo parlando delle famose app per il contact tracing: non avendo notizie chiare sull'app Immuni, ci rivolgiamo all'estero e andiamo a guardare il caso australiano. Lì hanno presentato un'app con spiegazioni dettagliate: con una grossa componente centralizzata e che punta sullo pseudonimato più che sull'anonimato, quindi meno "rispettosa" della privacy rispetto al modello scelto in Italia. Tuttavia, è stata accompagnata da una legge che chiarisce molto nettamente cosa non si potrà fare con l'app e i dati, proibendo esplicitamente molte pratiche di sfruttamento dei dati e di imposizione sociale dell'app stessa.
In Israele invece il parlamento interviene contro il sistema di tracciamento ideato dal governo e dai servizi segreti, giudicandolo inutilmente lesivo della privacy.
Andando negli USA, chi domina il discorso sulle app è il progetto di infrastruttura Apple-Google, che però è criticato dai governi di alcuni stati perché senza il GPS è giudicato inefficace, cioè non raccoglie tutte le informazioni che i suddetti governi vorrebbero.
Parlando di questa infrastruttura, facciamo notare che il fatto che provenga da Apple e Google è una necessità a volte dimenticata che deriva dal modo in cui funzionanno i sistemi operativi che girano sugli smartphone. 
 
Sul riconoscimento facciale
 
Parliamo di riconoscimento facciale, ovvero quella tecnologia capace di associare un nome ad una foto di un volto. L'emergenza coronavirus ci regala alcune chicche divertenti - come  e altre preoccupanti. Ma il riconoscimento facciale non nasce certamente per il coronarvirus: già da tempo le polizie di mezzo mondo cercano di usarlo in modo estensivo. Vediamo alcuni esempi.