25 novembre: diretta corteo Non Una Di Meno
Diretta dal corteo contro la violenza maschile sulle donne #NonUnaDiMeno
Diretta dal corteo contro la violenza maschile sulle donne #NonUnaDiMeno
Le voci del corteo notturno a Firenze di oggi, 16.09.17 - la risposta arrabbiata e determinata di centinaia di donne allo stupro di due ragazze per mano di due carabinieri in servizio.
Le voci e le parole delle partecipanti, contro la lettura e il racconto che i media continuano a dare sugli stupri e sulla violenza di genere, una lettura che associa un particolare gruppo etnico alla cultura dello stupro, omettendo ancora una volta quanto sia fatto strutturale della nostra società.
“ L’ENIGMA DELL’AMORE ROMANTICO/Il potere ipnotico del dominio/L’AMORE COME FATTORE SOCIO ECONOMICO
“ L'<enigma dell’amore>(…) Nelle differenti tappe del suo sviluppo storico, l’umanità ha tentato di risolvere la questione in diversi modi. Le chiavi cambiano, ma l'<enigma> rimane tale. Esse dipendono dall’epoca, dalla classe, <dallo spirito del tempo> (la cultura).” A. Kollontaj; Largo all’Eros alato
“Quando si dice che l’amore è cieco meglio sapere chi gli ha cavato gli occhi” Daniela Pellegrini, Liberiamoci della bestia: ovvero di una cultura del cazzo
“Lo chiamano amore. Noi lo chiamiamo lavoro non pagato. La chiamano frigidità. Noi la chiamiamo assenteismo. Ogni volta che restiamo incinte contro la nostra volontà è un incidente sul lavoro. Omosessualità ed eterosessualità sono entrambe condizioni di lavoro. Ma l’omosessualità è il controllo degli operai sulla produzione, non la fine del lavoro. Più sorrisi?Più soldi. Niente sarà più efficace per distruggere le virtù di un sorriso. Nevrosi, suicidi, desessualizzazione: malattie professionali della casalinga” Silvia Federici, Il punto zero della rivoluzione
“Se prostituirsi è affittare il proprio corpo, sposarsi è venderlo” dal film “E morì con un felafel in mano”
Il dominio maschile è talmente radicato nell’inconscio, degli uomini e delle donne e di tutt*, che non lo si percepisce più come tale.
E’ tanto in sintonia con le nostre(costruite)attese che è difficile rimetterlo in discussione.
I meccanismi e le istituzioni che compiono l’opera di riproduzione del dominio maschile sono tanti e tante, ma, se dobbiamo individuare due ambiti che svolgono una funzione particolarmente importante, dobbiamo parlare della famiglia e della scuola.
Nel primo ambito, la presenza delle donne è al 50% con quella maschile, nel secondo la quota di presenza femminile è, addirittura, fortemente maggioritaria. Famiglia e scuola sono i luoghi nei quali l’ordine stabilito, con i suoi rapporti di dominio, con i suoi favoritismi, i suoi privilegi e le sue ingiustizie si perpetua e dove le condizioni di esistenza più intollerabili appaiono tanto spesso accettabili o, persino, naturali.
E’ proprio in questi due ambiti dove una lingua, una declinazione, uno stile di vita, un modo di pensare, di parlare, di agire sono un’occasione privilegiata per perpetuare la logica del dominio maschile. Allora è palese che non è la quota di rappresentanza delle donne nelle situazioni di riproduzione dell’eterno maschile che ne mette in discussione i principi fondanti e autoriproduttivi, anzi, in assenza di coscienza di genere, li rafforza.
Occorre una strategia che liberi le forze del cambiamento, incentrata su una lotta politica contro tutte le forme di dominio. E’ questo il passaggio ineludibile.
E non è una posizione ideologica, ma viene dalla nostra esperienza femminista, dall’analisi di quanto è successo da quando abbiamo perso di vista la nostra lotta di liberazione e l’abbiamo barattata con l’emancipazione, contribuendo, così, paradossalmente, al rafforzamento di questa società che tutto vuole tranne che la liberazione degli individui e, perciò, anche delle donne.
Le “quote privilegiate” non sono state create per noi donne. Sono nate negli Stati Uniti per “garantire” percentuali di accesso ai neri/e nelle istituzioni pubbliche e nell’istruzione.
Il presidente degli USA è nero, la percentuale dei neri/e in magistratura e in polizia è uguale, se non superiore , a quella dei bianchi/e, ma i neri /e che sono il 12% degli statunitensi, danno il 60% alla popolazione carceraria, detengono lo 0,3% della ricchezza del paese, la percentuale di proprietari della propria casa si attesta sullo 0,2, l’80% è analfabeta in prima battuta o di ritorno, il 90% non ha accesso alla sanità nazionale.
Evidentemente la strada, non certo della liberazione, ma nemmeno della loro elevazione sociale ed integrazione, non passa attraverso quella che, negli USA, si chiama “discriminazione positiva”. A conferma che le lotte corporative ed i progetti interclassisti, al di là di qualche immediato successo, sono caduchi e rafforzano l’impianto del modello socio-economico nel suo complesso che è fondato sulle discriminazioni di classe, di genere, di razza ed è colmo di ingiustizie sociali.
Dobbiamo fondare le nostre lotte su una analisi delle economie dei beni e dei simboli, materialista e liberatrice ,sfuggendo all’alternativa rovinosa fra il niente o il poco in cambio di tanto, leggendo l’asimmetria tra i sessi come ci ha chiarito la nostra esperienza di femministe: frutto delle condizioni di produzione e della società patriarcale.
“Ottenere nuove leggi non era la preoccupazione principale del Mfl. Il suo scopo era più ambizioso, più utopico. Le leggi sono state il positivo sotto prodotto di un lavoro gratuito, privo di finalità concrete immediate, come la ricerca di base. E se un sottoprodotto è nato, è anche perché non era lo scopo ultimo, o piuttosto perché si mirava più in alto. Questa ambizione “irrealistica” -che si permetteva di mettere fra parentesi la realizzazione immediata- ha prodotto un tale slancio, che alcune cose sono poi state ottenute in concreto.” ( Christine Delphy )
Non è trasfigurando le istituzioni che migliora la nostra condizione di genere oppresso, ma attraverso la capacità di abbattere le costruite differenze tra il maschile e il femminile, smascherando la pretesa di trasformare la storia in natura e l’arbitrio culturale e politico in naturale. Bisogna attuare una rivoluzione tesa a trasformare lo stato attuale dei rapporti di forza materiale e simbolica tra i sessi.
La visione e le proposte interclassiste ci allontanano dal nostro obiettivo che è la liberazione e ci fanno impegnare contro i nostri stessi interessi.
Non ci dobbiamo limitare a rovesciare il rapporto tra la causa e gli effetti, ma tagliarne il filo.
“Dallo stupro di via Teano, alle dichiarazioni di Christine Lagarde, a una donna Prefetta di Roma/Campanello d’allarme/Risposte?”
LA RISPOSTA E’ UNA SOLA:AUTODIFESA MILITANTE FEMMINISTA
“Non possiamo sapere ed è difficile immaginare
quali sarebbero i valori, i tratti della personalitàe la cultura di una società non gerarchica.
Ma per immaginarlo bisogna pensare che sia possibile.
Che è possibile.“Christine Delphy
” Dedicato alle mie simili indomite resistenti nei secoli e oggi: voi siete la forza, la civiltà e la sapienza della specie,non dibattetevi tra le bestie,dissociatevi e forse si educheranno alla vostra sapienza. Non più compiacenti alla bestia, ora è il tempo di essere FIERE!/
LIBERIAMOCI DELLA BESTIA ovvero di una cultura del cazzo” Milano, marzo 2016 Intervista in diretta a DANIELA PELLEGRINI in occasione dell’ uscita del suo ultimo libro”
poi/ NATO= aggressione militare / TTIP = aggressione economica MANIFESTAZIONE NAZIONALE 7 maggio a Roma
Manuale femminista-AED Femminismo 1977-
“Lo chiamano amore. Noi lo chiamiamo lavoro non pagato. La chiamano frigidità. Noi la chiamiamo assenteismo. Ogni volta che restiamo incinte contro la nostra volontà è un incidente sul lavoro.” <Il punto zero della rivoluzione>Silvia Federici/IL PARTO E’ UN ATTO POLITICO/Il lavoro riproduttivo: approccio riformista e approccio di classe/ Hannover/Collegamento con le compagne di Milano dello “SFASCIATOIO/DESMONAUTICA-la rubrica di Denys ogni ultimo mercoledì del mese” Guida turistica al giornalismo discutibile”
“La maternità è un’istituzione, intangibile e invisibile, di cui dobbiamo continuare a parlare, perché le donne non dimentichino mai più che i nostri molti frammenti di esperienza vissuta appartengono a un tutto che non è di nostra creazione(…)L’istituto della maternità deve essere annullato(…)Distruggere l’istituto non significa abolire la maternità. Significa portare la creazione e il mantenimento della vita sullo stesso piano di decisione, lotta, sorpresa, immaginazione e razionalità di qualsiasi altro compito arduo ma liberamente scelto.” Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, 1996
Qui il documento delle compagne dello “Sfasciatoio “Maternità, cura e femminismo radicale”https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/11/02/maternita-cura-e-femminismo-radicale/
Sabato 30 h. 18 Csa Astra, via Capraia, 19 serata benefit, cena, teatro, giochi
Domenica 27 marzo Laurentino 38 Squat festeggia 25 anni di occupazione/autogestione:
http://www.tmcrew.org/l38squat/index.php/it/home-it/75-iniziative/thiz-…
alle 19 presentazione del libro-game contro la violenza di genere scritto dalle/dagli occupanti [dura 21′]
Secondo redazionale a cura della redazionae di Radio Onda Rossa contro la cultura delo stupro.