Egitto - Aggiornamenti sulla repressione nel paese e sulle proteste contro l'aumento del costo dei trasporti
Con un compagno in corrispondenza continuano gli aggiornamenti sulla situazione in Egitto.
Con un compagno in corrispondenza continuano gli aggiornamenti sulla situazione in Egitto.
Risultato scontato in Egitto: Al Sisi ha (ri)vinto le elezioni, con oltre il 90 per cento delle preferenze, vincendo contro il rivale-fantoccio Moussa Mustafa.
Analizziamo fronte interno ed esterno dell'Egitto con un nostro corrispondente.
Segnaliamo inoltre un articolo su come l'Italia collabora col regime di Al Sisi per il controllo delle frontiere.
Con un compagno che conosce bene l'Egitto, avendoci anche vissuto, affrontiamo la spinosa questione dell'Egitto contemporaneo, dove la dittatura militare di Al Sisi continua a torturare e condannare a morte.
Indaghiamo anche le mire espansionistiche dell'Egitto nell'area, cercando di capire cosa si agita tra il Mar Rosso e la penisola del Golfo.
Per gli aggiornamenti sull'Egitto vi consigliamo di seguire il blog Hurriya.
Qui la lettera di un condannato a morte in Egitto, di cui abbiamo letto uno stralcio.
E' in corso una campagna in Egitto per la liberazione di compagne e compagni arrestati sotto il regime di Al Sisi e che avranno il processo il prossimo 30 dicembre.
Approfondimento sui sufi e sul sufismo per smentire le banalità con cui sono stati descritti dai media italiani dopo la strage in una moschea in Egitto. Demoliti alcuni luoghi comuni soprattutto sul loro pacifismo, abbiamo cercato di spiaegare perchè c'è da sempre uno scontro tra loro e la parte più jihadista e wahabita del sunnismo. Che rapporti hanno con il dittatore Al Sisi e che ruolo stanno coprendo ora nella guerra del Sinai.
Aggiornamenti sulla situazione della comunità lgbtqi in Egito, dove potrebbe essere messa in discussione in Parlamento una legge che istituisce il reato di omosessualità
Sentiamo una compagna de le cagne sciolte che ci racconta del presidio di oggi alla gay street in solidarietà con la comunità lgbtqi ancora colpita dalla repressione di Al Sisi in Egitto
Il 18 ottobre facciamo qualcosa di concreto per LGBTQI d’Egitto, per Alaa e per tutt* le prigioniere/i politiche/i
In Egitto la repressione quotidiana continua ogni giorno più dura. Dalla fine del 2013 sono all’ordine del giorno le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità militari del regime di Al Sisi.
Il 23 settembre scorso, durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila alcune persone hanno sventolato la bandiera rainbow, simbolo delle lotte LGBTQI.
In seguito a questa azione la repressione del regime ha colpito tempestivamente, con arresti e detenzioni, e molte/i sono sotto indagine da parte dei servizi di sicurezza. Finora sono state arrestate più di cinquanta persone, molto giovani, “presunte” appartenenti alla comunità LGBTQI, alcuni hanno già subìto processi sommari con relative condanne, tra cui una persona a sei anni di carcere.
Con la scusa della bandiera rainbow sventolata in pubblico, la polizia effettua perquisizioni e retate nelle case delle persone che hanno manifestato la propria solidarietà alla comunità LGBTQI. Il bilancio per ora è di 57 arresti, 9 condanne già effettuate, 35 procedimenti in corso, 2 persone sotto indagine e 11 persone detenute in luoghi sconosciuti – le sparizioni di persone ‘scomode’ al regime sono la prassi in Egitto.
Ricordiamo che l’Egitto intrattiene con l’Italia e l’Unione Europea relazioni politiche e militari. Recentemente sono stati siglati accordi per il blocco dell’immigrazione verso l’Europa e per la detenzione di persone migranti, essendo l’Egitto uno dei maggiori paesi di origine, transito e arrivo di persone migranti, molte delle quali vogliono raggiungere l’Europa.
Come è possibile stringere accordi con un regime che incarcera, fa sparire e giustizia decine di migliaia di oppositrici e oppositori politici?
Facciamo nostro l’appello rivolto alle comunità LGBTIQ internazionali di manifestare il 18 ottobre di fronte alle Ambasciate e ai Consolati Egiziani in ogni città, per denunciare queste violazioni e fare pressione sul governo egiziano, nonché diffondere la notizia della repressione attraverso i media.
Facciamo anche nostro l’appello per chiedere il rilascio di Alaa Abdel-Fattah il cui appello per una condanna di 5 anni -di cui ha già scontanto 3 anni e mezzo – sarà il giorno dopo.
Il 18 ottobre manifesteremo la nostra solidarietà contro la repressione del regime di Al Sisi.
Invitiamo tutte, tutti e tuttu ad unirsi a noi.
Appuntamento alle ore 18,30 all’entrata del parco di Colle Oppio su via Labicana.
Venite rainbow, favolos* e glitterat*!
#freeLGBTQI
#freeAlaa
Liber* tutti e tutte!!!!
LGBTIQ SOLIDALI CONTRO LA REPRESSIONE
18/10 Solidarietà Frocia contro la repressione in Egitto
Il 18 ottobre facciamo qualcosa di concreto per LGBTQI d’Egitto, per Alaa e per tutt* le prigioniere/i politiche/i
In Egitto la repressione quotidiana continua ogni giorno più dura. Dalla fine del 2013 sono all’ordine del giorno le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità militari del regime di Al Sisi.
Il 23 settembre scorso, durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila alcune persone hanno sventolato la bandiera rainbow, simbolo delle lotte LGBTQI.
In seguito a questa azione la repressione del regime ha colpito tempestivamente, con arresti e detenzioni, e molte/i sono sotto indagine da parte dei servizi di sicurezza. Finora sono state arrestate più di cinquanta persone, molto giovani, “presunte” appartenenti alla comunità LGBTQI, alcuni hanno già subìto processi sommari con relative condanne, tra cui una persona a sei anni di carcere.
Con la scusa della bandiera rainbow sventolata in pubblico, la polizia effettua perquisizioni e retate nelle case delle persone che hanno manifestato la propria solidarietà alla comunità LGBTQI. Il bilancio per ora è di 57 arresti, 9 condanne già effettuate, 35 procedimenti in corso, 2 persone sotto indagine e 11 persone detenute in luoghi sconosciuti – le sparizioni di persone ‘scomode’ al regime sono la prassi in Egitto.
Ricordiamo che l’Egitto intrattiene con l’Italia e l’Unione Europea relazioni politiche e militari. Recentemente sono stati siglati accordi per il blocco dell’immigrazione verso l’Europa e per la detenzione di persone migranti, essendo l’Egitto uno dei maggiori paesi di origine, transito e arrivo di persone migranti, molte delle quali vogliono raggiungere l’Europa.
Come è possibile stringere accordi con un regime che incarcera, fa sparire e giustizia decine di migliaia di oppositrici e oppositori politici?
Facciamo nostro l’appello rivolto alle comunità LGBTIQ internazionali di manifestare il 18 ottobre di fronte alle Ambasciate e ai Consolati Egiziani in ogni città, per denunciare queste violazioni e fare pressione sul governo egiziano, nonché diffondere la notizia della repressione attraverso i media.
Facciamo anche nostro l’appello per chiedere il rilascio di Alaa Abdel-Fattah il cui appello per una condanna di 5 anni -di cui ha già scontanto 3 anni e mezzo – sarà il giorno dopo.
Il 18 ottobre manifesteremo la nostra solidarietà contro la repressione del regime di Al Sisi.
Invitiamo tutte, tutti e tuttu ad unirsi a noi.
Appuntamento alle ore 18,30 all’entrata del parco di Colle Oppio su via Labicana.
Venite rainbow, favolos* e glitterat*!
#freeLGBTQI
#freeAlaa
Liber* tutti e tutte!!!!
LGBTIQ SOLIDALI CONTRO LA REPRESSIONE
Un approfondimento sulla censura in Egitto: da quanto avviene, cosa viene fatto, come, come viene monitorata. Parliamo con uno sviluppatore del progetto OONI, un software per monitorare le alterazioni del traffico Internet.
Il governo americano interviene sul "pericolo russo": anatema su Kaspersky
NAck: a Napoli il 6-7-8 ottobre c'è un evento "in stile hackmeeting". Accorrete numerabili.
Autistici/Inventati è stato recentemente oggetto di un attacco: cosa succederà? cosa dovete fare voi utenti?
Il 5 giugno 1967 iniziava la Guerra dei sei giorni (5-10 giugno) tra Israele e forze arabe pro-Palestina.
Facciamo un'analisi della congiuntura dell'epoca e odierna con Vincenzo Miliucci, compagno internazionalista.
Intanto un'indiscrezione del New York Times (leggi qui)conferma che Israele avrebbe usato la bomba atomica nel Sinai per dissuadere l'Egitto di Nasser e imporre l'intervento della comunità internazionale.