Proponiamo un aggiornamento con il giornalista Mauro Pompili da Beirut sugli attacchi sul Libano degli ultimi giorni e la drammatica situazione della popolazione, allargando poi lo sguardo a tutta l'area.
Con Marco Pompili, giornalista free lance a Beirut, ripercorriamo gli ultimi aggiornamenti sulla tragica situazione del paese: va avanti da due giorni il continuo bombardamento della zona sud di Beirut con un esodo di centinaia di migliaia di persone, almeno centomila delle quali sono dirette verso la Siria, molti danni alle infrastrutture, in particolare a ospedali.
A David Ruggini, cooperante di "Un ponte per", da Beirut, chiediamo un aggiornamento sulla situazione in Libano, un commento sulle possibili evoluzioni in merito all'invasione israeliana del Sud del paese, agli attacchi nella città di Beirut e nella valle della Bekaa. Ci racconta, quindi, della drammatica emergenza umanitaria che si sta sviluppando con le migliaia di sfollati.
Manifestazione nazionale per la Palestina e il Libano lanciata da Giovani Palestinesi d’Italia e Unione Democratica Arabo-Palestinese per sabato 5 ottobre 2024 a Roma, alle h. 14.00 a piazzale Ostiense – metro Piramide.
All’iniziativa hanno aderito oltre un centinaio di realtà sociali e politiche da tutta Italia, a partire da quelle della Rete nazionale Liberi di Lottare, che si batte contro il ddl 1660.
Tra le realtà aderenti anche tanti Collettivi universitari che nei mesi scorsi hanno animato le Intifada studentesche, come quelli di Roma.
L’UDAP ha presentato ricorso al Tar per contestare la decisione di non autorizzare formalmente la manifestazione. Una scelta che gli organizzatori bollano come “arbitraria e di natura politica” da parte di governo e Questura di Roma.
Ne parliamo con un compagno dell'UDAP, a cui chiediamo anche un commento sui recenti sviluppi in Libano.
Con il giornalista Mauro Pompili partiamo dall'attualità, ossia dagli ordini di evacuazione dell'esercito israeliano a trenta paesi del sud del Libano per tracciare un quadro della situazione e possibili scenari futuri dell'area dell'area e un approfondimento su politica, società civile e stato dell'economia del Libano
Con Marco giornalista, attivista e cooperante commentiamo l'uccisione in Libano da parte dell'esercito israeliano del leader di Hezbollah, Nasrallah. Cosa succederà ora all'interno del partito più importante in Libano? Chi sono gli sciiti e quali quartieri e aree del Libano sta bombardando Israele? Un commento anche sull'Iraq dove nella giornata di sabato è stata attaccata una caserma militare statunitense.
Con una ricercatrice che si occupa in particolare di Medio Oriente, discutiamo in studio della ripresa delle mobilitazioni accademiche a sostegno della popolazione palestinese, in particolare della creazione della Rete Università e Ricerca per la Palestina che coinvolge docenti, ricercatori, dottorandi e specializzandi e che si mobilita per un cessate il fuoco permanente, la ricostruzione di Gaza e la fine dell'occupazione
israeliana.
Il discorso si allarga, quindi, alla repressione delle mobilitazioni universitarie di questi ultimi giorni, alla sistematica distorsione dell'informazione offerta dai media mainstream italiani e, in conclusione, alla tragica situazione di queste ore in Libano
Nella prima parte della puntata analizziamo gli aspetti tecnici dell'attacco terroristico israeliano che ha utilizzato i cercapersone (e non solo) come bombe diffuse nella società. Cosa sono i cercapersone, in quali casi sono usati, come è avvenuto l'attacco...
Nella seconda parte parliamo di industrie dei microprocessori. Ancora una volta si parla di una acquisizione tra Qualcomm e Intel. Non è detto che avvenga, ma sicuramente è tra le possibilità concrete, anche per reagire ad uno strapotere di Nvidia. Infatti Nvidia ha un ruolo di primo piano nell'industria delle GPU, industria di fondamentale importanza nello sviluppo della cosiddetta Intelligenza Artificiale. Le sue azioni sono salite di botto, cosa che ha portato alcuni giornali a titolare articoli che ci dicono che ora la Nvidia ha problemi di prepensionamento: i suoi dipendenti hanno ricevuto azioni, quindi ora sono ricchi, quindi non vogliono più lavorare. Una spiegazione non del tutto convincente, visto che le aziende, soprattutto nel settore tecnologiche, pagano in azioni (o simili prodotti) proprio per ancorare chi lavora all'azienda.