Un anno dopo l'esplosione al porto di Beirut che ha causato 217 morti, 6.500 feriti e più di 300.000 sfollati, il Libano vive una gravissima crisi economica e politica.
Ne parliamo con Marina Calculli docente di Politica e Relazioni Internazionali del Medio Oriente presso l’Università di Leiden (Olanda).
Da ottobre 2019 la lira libanese ha perso il 90% del suo valore e la recessione che vive il “Paese dei Cedri” potrebbe essere la peggiore al mondo dagli anni ’50 dell’Ottocento. Alla crisi finanziaria, si aggiunge poi quella politica. Il Libano non ha un governo da agosto 2020, da quando una esplosione al porto di Beirut ha distrutto parti della città e ha ucciso oltre 200 persone.
Ne parliamo con Olga dell'Associazione Ulaia Onlus
Ma cosa è successo in Libano che si ripercuote come una mannaia sui palestinesi intrappolati lì, stranieri dal 1948, e sui loro discendenti? In una escalation senza sosta si è assistito prima, nell’estate 2019, alle proteste dei palestinesi per la proposta di legge sul lavoro straniero la cui introduzione avrebbe ancor più ristretto le loro già scarse possibilità di lavoro. A questo sono seguite le forti proteste dell’intero popolo libanese esasperato dalla corruzione, dall’inflazione inarrestabile e da un sistema politico basato ancora sul confessionalismo. Piazze presidiate permanentemente, scontri con le forze dell’ordine, blocchi stradali hanno paralizzato le attività e reso difficili gli spostamenti per mesi. Mentre l’inflazione iniziava una corsa che non si è più arrestata, i lavoratori giornalieri, in maggior parte palestinesi, vedevano sfumare contemporaneamente sia l’esigua forma di reddito,sia il potere di acquisto divorato dall’inflazione. Il dollaro, a cui era ancorata la moneta locale dal 1997, nei primi mesi dell’anno è scomparso dalla circolazione, le banche erogano solo Lire Libanesi con un tetto ai prelevamenti e questo, per i palestinesi, di fatto significa non poter nemmeno ritirare i soldi ricevuti dai parenti all’estero. A questo caos sono seguite le dimissioni del governo insediatosi durante le proteste e, il 7 marzo 2020,il default del Paese. Poi è arrivato il COVID 19 e con esso il coprifuoco. Infine, il 4 agosto, lo scoppio del deposito al porto di Beirut con il suo fardello di morti e feriti.
Una massiccia esplosione ha scosso Beirut martedì 4 agosto distruggendo gran parte del porto della città, mietendo almeno 150 vittime e ferendo altre 5000 persone. 300mila sono le persone rimaste senza una casa. Un bilancio quello delle vittime di un disastro dalle cause ancora da chiarire che potrebbe purtroppo ancora salire.
Il paese è da mesi immerso in una crisi economica preoccupante, in bancarotta socialmente ed economicamente al collasso e questa esplosione precipita tutto.
Ci da gli ultimi aggiornamenti Grazia Careccia che vive e lavora a Beirut.
Con Marina Calculli, docente di relazioni internazionali all'Università di Leiden, approfondiamo i temi caldi relativi alla regione mediorientale e al Maghreb: la crisi libica, le proteste di piazza in Libano, la guerra del petrolio tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti.
Corrispondenza dal Libano, dove una compagna è andata insieme all'iniziativa Basket Beats Borders: un'iniziativa che crea un ponte tra Roma e Beirut, da ragazze nate e cresciute nel campo di Chatila.
Intanto, in Libano sono scoppiate proteste contro l'aumento dei prezzi: la piazza ha chiesto il ritiro degli aumenti e le dimissioni del governo. Le misure sono state revocate, ma le piazze rimangono affollate, determinate, festose e senza partiti.
Cronaca del massacro di Sabra e Chatila 16-18 settembre 1982 con testimonianze liberamente tratte da "SABRA e CHATILA Inchiesta su un Massacro di Amnon Kapeliouk e "Quattro ore a Shatila" di Jean Genet.