In apertura ci colleghiamo con il CSA Next Emerson di Firenze, dove è appena stata inaugurata la mostra Bin/Art: una mostra che traccia una storia dell'arte digitale - e dunque dell'informatica - dagli anni '60 al 2001. Intervistiamo anche Antonio Glessi - autore di una delle opere esposte - e parliamo con lui del tema della creatività osservando come la creazione di nuovi contenuti sia incoraggiata nelle piattaforme attuali, ma che al contempo esse incanalano così tanto il processo creativo da togliere ogni radicale novità.
Parliamo poi della legge recentemente approvata in Russia, che mira a centralizzare la gestione di Internet e mette le basi per eventuali scelte "autarchiche" successive.
Intervistiamo Letizia Oddo, autrice di "L'inconscio tra reale e virtuale", e parliamo con lei del rapporto che sviluppiamo con Internet: se è vero che i siti commerciali cercano di stimolarci per ottenere reazioni a loro vantaggiose, non possiamo ridurci a pensare di essere così deterministici. Di questi argomenti continueremo a parlare l'11 maggio a cento celle aperte per la presentazione del libro, sempre con l'autrice.
A seguire, un po' di chicche sul meraviglioso mondo delle corporation del web.
Il 26 marzo il parlamento europeo ha approvato la direttiva sul copyright di cui avevamo già parlato nel 2018. Rispetto alla proposta di legge fatta ormai quasi un anno fa ci sono state alcune modifiche che non cambiano la sostanza della legge: ad esempio è stata fatta una eccezione piuttosto esplicita per le enciclopedie online, rispondendo quindi alla protesta di Wikipedia.
La legge renderà il link con "snippet" oggetto di copyright: d'ora in poi, dunque, per mettere un link che abbia anche due righe di contenuto ci sarà bisogno di un accordo commerciale con il produttore. Anche se la legge mira sostanzialmente a Google News e altri grandi aggregatori di notizie, viene fatta distinzione solamente per soggetti di ricerca o non commerciali, o economicamente irrilevanti. Tutti gli altri ne saranno invece soggetti, e dovranno quindi evitare l'uso di snippet nel loro sito, se non vogliono dover pagare dei diritti agli editori.
Altro punto importante della legge è lo spostamento dell'onere di verifica del rispetto del copyright ai siti che ospitano contenuti prodotti dagli utenti: se fino ad oggi la responsabilità di questi era appunto solo degli utenti che li caricavano, viene ora richiesto alle piattaforme (grandi o piccole che siano) di controllare cosa gli utenti caricano ed eventualmente bloccarlo. Questo richiederà la creazione dei cosiddetti upload filter, ovvero software (anche piuttosto complessi) preposti a determinare se un dato contenuto è in violazione del copyright. Come si intuisce, questo compito è difficilissimo, e con ogni probabilità verrà attuato con un gran numero di falsi positivi.
Facciamo delle considerazioni sulla legge, e anche sulle mancanze che riscontriamo nell'opposizione che è stata fatta.
Parleremo del "fine vita" degli oggetti tecnologici e dei problemi ambientali connessi: i componenti elettronici sono particolarmente inquinanti e difficili da separare e riciclare.
Facciamo un excursus sulle normative riguandanti i RAEE, i sistemi di gestione previsti, sottolineando le criticità, tra cui spiccano la gestione privata (in genere affidata agli stessi produttori) contrapposta all'interesse pubblico e la scarsa trasparenza sugli effettivi risultati conseguiti.
Il bilancio è un sistema che "recupera" (termine nebuloso utilizzato per indicare un qualsiasi trattamento dei rifiuti, dalla combustione al riuso) formalmente quasi tutto ma praticamente ben poco e che colpevolizza tutto ciò che - anche di buono - avviene fuori di esso.
Su queste criticità si innesta un discorso ormai molto in voga: quello dell'economia circolare e dei rifiuti zero. Queste ideologie ci promettono un roseo futuro in cui - in sprezzo alla termodinamica - i cellulari che buttiamo possano magicamente tornare ad essere dei cellulari, funzionanti e anche più moderni. Pur insistendo - correttamente - su un miglior riutilizzo dei materiali scartati, hanno il difetto di un approccio fideistico in particolare verso ipotetiche future tecnologie che ci aiuterebbero ad ottenere un riciclo quasi totale dei RAEE; inoltre la base di partenza è comunque quella "affaristica": non mettono perciò mai in discussione la produzione di un numero esagerato di beni né insistono sulla durabilità e sul riuso.
Terza puntata del ciclo sulla materialità del digitale: dopo aver parlato del design dei dispositivi elettronici e dell'estrazione delle materie prime, passiamo al lavoro che sta dietro ai prodotti elettronici che usiamo quotidianamente, in particolare a quello "prettamente" elettronico.
Le cronache giornalistiche ci hanno a volte raccontato delle terribili condizioni di lavoro nelle fabbriche della Foxconn: non sono casi isolati, ma la regola. Queste aziende - che fanno profitti stellari - utilizzano a loro vantaggio la rapidità di cambiamento del mercato, la facilità di spostamento delle impianti, nonché legislazioni particolari fatte a loro vantaggio (ZES) per mettere condizioni di lavoro prossime alla schiavitù.
In Venezuela un blackout elettrico ha reso per vari giorni la vita difficile alla popolazione ed evidentemente anche al governo Maduro. È forte il sospetto che si possa trattare di un attacco intenzionale volto a destabilizzare ulteriormente il paese, anche se in effetti non c'è nessuna prova a riguardo.
Senza entrare troppo nella situazione venezuelana, spostiamoci all'Iran di 10 anni fa e parliamo di Stuxnet: un virus programmato per attaccare una centrale nucleare, destinato quindi a segnare la storia della cosiddetta "cyber security"
Collegandoci con Firenze parliamo delle iniziative in vista del prossimo hackmeeting.
Sparse per la puntata, varie altre notiziole sul fantastico mondo della cybersicurezza.
Se - tagliando corto - potremmo dire che nessuna moneta risolverà i problemi della società, entriamo comunque nel merito dei rapporti delle crittovalute con l'economia reale; sfatiamo alcuni miti su anonimato, immediatezza e indipendenza; mostriamo quali sono i riferimenti ideologici alla base del Bitcoin e di conseguenza della maggior parte delle crittovalute che derivano dal Bitcoin.
In chiusura, uno sguardo rapido su alcune delle migliaia di "alt-coin" da quelle che promettono di risolvere difetti tecnici del bitcoin ad altre al limite del demenziale.
Puntata dedicata alle blockchain, ovvero la tecnologia che sta dietro ai Bitcoin. Non ci soffermeremo, tuttavia, sui Bitcoin in quanto valuta, ma parliamo solo dei vari tipi di blockchain e dei loro usi.
Vediamo rincorrersi sempre più "soluzioni" tecniche basate su blockchain: tuttavia molte di queste soluzioni usano la blockchain solo come un mezzo di marketing, senza richiedere davvero la complessità (e l'impatto ambientale!) di questo strumento.
Alcune di queste soluzioni girano intorno all'idea di trasparenza radicale. Oltre a sottolineare che queste soluzioni non necessitano della blockchain, diamo qualche commento sull'ideologia della trasparenza in sé.
In chiusura, la selezione dei migliori/peggiori esempi strampalati:
GovCoins, ovvero i voti come valuta. La democraiza rappresentativa ha molti problemi, ma li possiamo risolvere con la blockchain. Ah, la vendita di voti in cambio di denaro non è un problema, secondo questi.
L'UNHCR sta valutando l'utilizzo di coupon collegati con wallet in criptovaluta da dare ai rifugiati siriani in Giordania.
Puntata dedicata ai "web feed": quella tecnologia che permette - in modo completamente decentralizzato - di leggere notizie da molte fonti in modo estremamente organizzato. Confrontiamo questa tecnologia con i modi più "moderni" di ottenere le informazioni, cioè tramite i social network. Anche se il lessico rimane simile (pensiamo al "seguire" di twitter, o al "news feed" di facebook) la differenza fondamentale è lo spostamento dell'informazione all'interno di piattaforme proprietarie che richiedono all'utente una registrazione, e gli consentono la sola fruizione dei contenuti che si trovano già all'interno della piattaforma, restringendo di fatto l'offerta di contenuti.
Il passaggio da un web aperto e decentralizzato al web delle piattaforme di social networking è passato anche per l'abbandono di un paradigma "pull" (come per i feed, in cui l'utente va a prendere l'informazione che gli interessa) in favore di tecnologie "push" (in cui una piattaforma invia all'utente le informazioni che crede gli interessino).
lo stesso zuckerberg scrive su repubblica che facebook vuole solo il bene di noi utenti, dando loro più potere, ma non spiegandoci quale potere, e addirittura la creazione di maggiori posti di lavoro. Contraddittorio non pervenuto (o almeno non immediatamente).
youtube smetterà di suggerire video di terrapiattisti e complottisti vari. Il tutto tramite un'operazione che funziona come una censura ma, dicono, non è censura.
Il 25 gennaio si terrà a L'Aquila la prossima udienza di un processo per diffamazione ai danni di 3 compagne. Facciamo un approfondimento non tanto sul merito del processo ma sugli aspetti relativi all'utilizzo dei social network per far circolare informazioni. Se legalmente qualunque messaggio sui social network può essere considerato una "pubblicazione a mezzo stampa", questo è percepito in maniera molto diversa nel pensiero comune.
Intanto, l'uso di tutti i social network, ma soprattutto di Facebook, continua a crescere, malgrado scandali quali il caso Cambridge Analytica.