Con un compagno ripercorriamo l'attacco dello stato turco nei confronti degli studenti che contestano l'attacco ad Afrin e i suoi sostenitori, nel contesto della repressione interna cresciuta intensamente nel paese.
una corrispondenza con un giornalista che ci racconta il contesto della guerra di Erdogan contro le popolazioni del kurdistan e le complicità internazionali
Collegamento con un compagno della rete Kurdistan Roma dal presidio in solidarietà con Afrin, dopo le notizie della mattina dell'entrata dell'esercito turco nella città.
Nel secondo audio un collegamento con una compagna della Rete Kurdistan che ci aggiorna su la situazione ad Afrin.
Terzo collegamento con il presidio alla stazione Termini a Roma
Nel quarto audio un compagno della rete di solidarietà Torino Per Afrin ci dà un quadro delle iniziative di solidarietà e delle azioni in città in sostegno alle popolazioni del Rojava e della resistenza di Afrin
Nell'ultimo audio con la manifestazione di Roma ricordiamo le prossime iniziative di solidarietà e l'appuntamento per il Newroz ad Ararat
Giornata di bombardamenti turchi sul centro di Afrin, la città del cantone della federazione della Siria del nord, dal 20 gennaio sotto attacco militare del sultano Erdogan.
Roma risponde all'appello internazionale in sostegno alla popolazione di Afrin sotto i bombardamenti turchi da 51 giorni con una piazza oggi alle 17 a Piazza della Madonna di Loreto. Sentiamo nelle corrispondenze una compagna della Rete Kurdistan e un compagno italiano da Afrin.
Oltre al ruolo della Turchia del neo-sultano Erdogan, analizziamo il ruolo di Israele e di come lo Stato ebraico sia trattato dalla stampa italiana. Nella stampa, nonché nelle radio/televisioni, il filo-sionismo è trasversale, se escludiamo il manifesto. Come parlare allora realisticamente del ruolo di Israele nello scacchiere mediorientale.
Dalla notte del 19 gennaio l’esercito turco, con strumentazione militare dei paesi europei tra cui l’Italia, che fornisce i famigerati elicotteri Augusta Westland fa strage di civili nei villaggi del cantone di Afrin, una regione nel nord delle Siria dove curdi, cristiani, arabi, turkmeni, yazidi e profughi, convivono pacificamente praticando la cooperazione sociale e l’autogoverno. Da ieri sera Erdogan è a Roma per incontrare il Papa, Gentiloni e Mattarella. Riportiamo una corrispondenza da una compagna oggi in piazza insieme a Uiki, alla Rete Kurdistan, a tante realtà solidali, a Castel Santangelo per disturbare più possibile la presenza di Erdogan, difesa da uno schieramento enorme di forze dell'ordine che ha bloccato parte di Roma.
Facciamo un punto settimanale sulla situazione negli Stati Uniti d'America: women's march, la seconda manifestazione oceanica delle donne contro Trump; lo sciopero nelle carceri statunitensi continua e infine la guerra a parole di Trump e Erdogan.
Sono iniziati i processi contro i due co-presidenti del Partito Democratico dei Popoli (Hdp). In carcere da oramai 13 mesi sono accusati di terrorismo e di vicinanza al Pkk.
Entrambi i giorni è stato vietato alle delegazioni internazionali di parlamentari e osservatori dei diritti umani di presenziare ai processi. Insomma, continua la dura repressione del sultano Erdogan.
Intanto, inoltre, sono iniziati - martedì 5 dicembre - al palazzo di giustizia di Istanbul i primi processi agli accademici turchi accusati di “propaganda terroristica” a favore del Pkk per aver sottoscritto nel gennaio 2016 un appello che chiedeva la fine delle ostilità tra esercito e ribelli nel sud-est del Paese a maggioranza curda. A firmare la dichiarazione furono 1.128 docenti di 89 atenei, che adesso rischiano condanne fino a 7 anni e mezzo di carcere. Alla sbarra decine di docenti di almeno 7 università, ma il numero degli imputati potrebbe aumentare con nuovi rinvii a giudizio nelle prossime settimane.
La giurista Simonetta Crisci (Centro Ararat) ci aggiorna sulle diverse situazioni processuali e sul ruolo della Turchia nel Medio Oriente, a margine di una recente conferenza mondiale a Bruxelles.