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Palestina

Annullata la revoca dell'asilo politico a Seif

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Oggi 12 novembre è giunta la notizia che il Tribunale civile di Milano ha annullato la revoca dell'asilo politico per Seif Bensouibat: Seif nel gennaio 2024 è stato sospeso e poi licenziato dal Liceo Chateaubriand di Roma per aver pubblicato due post su un profilo privato di instagram dove esprimeva rabbia per il genocidio in atto in Palestina. In seguito la commissione territoriale gli aveva revocato anche lo status di rifugiato. Dopo mesi di sofferenza durante i quali Seif è stato anche rinchiuso nel CPR di Ponte Galeria finalmente una buona notizia. Ne parliamo con Enrica Rigo della Legal Clinic di Roma tre analizzando il significato più ampio della sentenza.

In Palestina e in Libano

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Restiamo con la mente, col cuore e i microfoni in Medioriente.

In questa puntata del Ponte Radio seguiamo ancora da vicino la situazione in Palestina e in Libano. Ascoltiamo gli aggiornamenti sulla Palestina dalla giornalista e scrittrice Cecilia Dalla Negra, quelli sul Libano dalla responsabile d'area di Cospe Francesca Annetti, un punto di vista macroeconomico e geopolitico sulle guerre di Israele da Davide di Dazibao. E ancora: un intervento della attivista palestinese Shatha Abou Srour, da Betlemme, che ci dice del dramma nel dramma delle persone portatrici di handicap a Gaza e della dolorosa condizione dei prigionieri palestinesi; un'intervista a un attivista israeliano dissidente, membro dell'organizzazione Ta'yush, che ci parla della condizione di esistenza e della possibilità di resistenza oggi in Israele; un contributo degli Studenti per la Palestina, che raccontano la vittoria ottenuta con la loro lotta di boicottaggio accademico e denunciano gli accordi tuttora in corso fra università, ministero della Difesa e complesso militare-industriale, in Italia e Israele.

Tracce:

  • Daboor & Shabjdeed - Inn Ann
  • Mashrou Leila - Ghadan Yawmon Afdal Cover
  • Saint Levant Ft MC Abdul - DEIRA
  • Saint Levant - From Gaza, With Love
  • Mashrou Leila - Cavalry
  • Meen - Cliche
  • Ganainy - Canaan
  • Jae Deen & Waheeb Nasan - A Free Palestine
  • Mashrou Leila  - Fasateen
  • MC Abdul - Shouting At The Wall

Amsterdam: i sionisti non sono benvenuti

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Contrariamente a quanto raccontato dai media italiani ad Amsterdam non c'è stato nessun attacco antisemita ma una sana resistenza al sionismo e al genocidio in corso in Palestina. Al maccabi tel aviv, squadra notoriamente xenofoba e al cui interno ci sono tanti tifosi che hanno prestato servizio nell'esercito israeliano, è stato concesso nei giorni prima della partita di andare in giro per Amsterdam ha dare la caccia agli arabi e a gridare slogan del tipo "A gaza le scuole non ci sono più perchè non ci sono più i bambini". Frasi che fanno rabbrividire e che i media e i politici di tutta Europa si sono candidamente rivendicati. 

Dalla comunità filo palestinese era stato indetto un presidio contro questa squadraccia che è stato vietato ma che ha visto resistere in maniera determinata a quanti 3000 tifosi sionisti. Il risultato è stato l'ennesimo piagnisteo vittimistico della paura di un'Europa antisemita. La working class olandese quasi tutta di origine araba ha avuto il coraggio di ribellarsi: la Palestina sta servendo anche a questo. Ce lo racconta una compagna.   

Il ritorno di Trump

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Con una compagna del movimento BDS (Boicotta, Disinvesti, Sanziona) commentiamo le elezioni americane, le cause e le motivazioni che hanno determinato la vittoria di Trump e la sconfitta di Harris; parliamo poi dei possibili scenari di future lotte e mobilitazioni, con un'attenzione particolare ai movimenti di sostegno alla lotta del popolo palestinese e ai movimenti femministi e tranfemministi.

Fermare il genocidio e l'escalation di Israele

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Israele è ormai una minaccia per il Medio Oriente e per tutti noi: l’onda lunga della guerra può abbattersi con violenza sul resto del mondo, incluso il nostro paese.

Mentre continua il genocidio a Gaza con le sue oltre 43000 uccisioni e la distruzione totale, Israele procede impunemente nel progetto della "grande Israele", con la riannessione dei territori palestinesi ,del Libano meridionale, e del Golan siriano già occupato da decenni.

Anche la nuova amministrazione statunitense, che emergerà dalle elezioni del 5 novembre, verrà messa di fronte al fatto compiuto, grazie al potere di condizionamento della lobby sionista negli Usa sia verso Trump che verso la Harris.

I gravissimi arroganti attacchi alle Nazioni Unite sia a livello istituzionale che militare, sono frutto dell’impunità di cui Israele gode da decenni, diventando uno stato-canaglia che minaccia non solo i popoli del Medio Oriente ma anche la stabilità e la pace nel resto del mondo.

Lo scontro tra la legittima aspirazione del popolo palestinese alla propria autodeterminazione e l’occupazione coloniale-militare israeliana, avviene oggi in un quadro in trasformazione.

Una guerra di Israele contro l’Iran avrebbe conseguenze ben più pesanti, anche in termini economici, delle operazioni militari e terroristiche israeliane fin qui condotte contro le organizzazioni della resistenza palestinese o Hezbollah in Libano. Anche I ripetuti bombardamenti sulla Siria avvengono in un'area dove sono rilevanti il protagonismo della Russia e la collaborazione con questi paesi.

Siamo in una fase di profondi sconvolgimenti del sistema mondiale uscito dalla seconda guerra mondiale, sembrano saltati tutti gli spazi di concertazione, mentre avanzano in tutto il mondo il riarmo e le opzioni militari.

Questa guerra " illimitata" condotta da Israele non mette al riparo nessuno, neanche chi come i Governi Italiani ed europei continuano a vendergli armi, mantenere accordi economici privilegiati, collaborazioni scientifiche, accettando le giustificazioni ideologiche.

Tuttavia oggi gran parte dell’opinione pubblica italiana è con le ragioni dei palestinesi.
I tentativi di criminalizzazione e repressione governativi non fermano le manifestazioni in solidarietà con la Palestina

Diventa urgente che la generosa mobilitazione sviluppata fino ad oggi al fianco dei popoli palestinese e libanese ridefinisca i propri obiettivi sulla base del nuovo scenario che si va delineando in Medio Oriente.

Intendiamo discutere collettivamente di queste urgenze in una assemblea il 9 novembre per preparare una grande manifestazione. Vogliamo mandare un potente segnale di opposizione all’escalation della guerra di Israele in Medio Oriente, di protesta contro la complicità del nostro governo con il genocidio. Vogliamo riaffermare la solidarietà popolare con la causa palestinese.

Assemblea Nazionale 09/11/2024 - dalle 14:00 alle 20:00

Nuovo Cinema Aquila - Via L'Aquila 66/74

Stop genocide day: Fermiamo il genocidio

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La Rete Ricerca e Università per la Palestina (RUP) lancia lo Stop Genocide
Day, 4 Novembre 2024

Nel giorno di celebrazione nazionale delle Forze Armate, in un clima di crescente riforma autoritaria dello stato (DDL 1660) e sostegno politico e militare al genocidio perpetrato dal governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese, La Rete Ricerca e Università per la Palestina (RUP) insieme a Docenti per Gaza, lanciano il 4 novembre lo STOP GENOCIDE DAY, una giornata di agitazione e di sciopero bianco nei luoghi di lavoro della conoscenza. Insieme ad altre iniziative intraprese presso molte scuole di ordine e grado, lo STOP GENOCIDE DAY ha l'obiettivo di mobilitare lavoratori/trici, studenti delle università e dei centri di ricerca italiani contro la guerra e la militarizzazione della società e dei luoghi di formazione.

La RUP, una rete nazionale di docenti, ricercatori/trici, lavoratori/trici della Pubblica Amministrazione delle università e dei centri di ricerca italiani, riconosce il ruolo fondamentale che le nostre università e centri di ricerca hanno nella costruzione di una società civile democratica, che rispetti il principio di autodeterminazione dei popoli, i diritti umani e la tutela dell’ambiente.

La mobilitazione del 4 novembre pone l’attenzione sulla definizione da parte della Corte Internazionale di Giustizia degli eventi che hanno portato alla distruzione quasi totale della Striscia di Gaza da parte di Israele come plausibile genocidio. Oltre alle 43.000 persone uccise dai bombardamenti indiscriminati di abitazioni e infrastrutture civili, le 100.000 ferite, le oltre 10.000 disperse, e un numero di sfollati che si aggira intorno ai 2 milioni, ricorda con forza come assieme all'infrastruttura civile, è scomparso anche il sistema di istruzione: nella Striscia di Gaza non esiste più nessuna delle sue 12 università e più dell’80% delle scuole è stato distrutto.

Gli obiettivi della mobilitazione sono:

- Un immediato e permanente cessate il fuoco, la fine dell’occupazione e del regime di apartheid israeliano, per il legittimo diritto al ritorno del popolo palestinese come sancito dalla dichiarazione 194 del 1948 dell’ONU.

- L’applicazione di codici etici inclusivi e processi di due diligence per garantire ogni estraneità dei nostri luoghi di lavoro con violazioni dei diritti umani, guerre e genocidi.

- L’impegno del governo e delle università a finanziare i processi di ricostruzione dei territori palestinesi occupati e bombardati e di tutto il loro sistema educativo.

Le richieste della mobilitazione sono:

- L’ interruzione immediata delle forniture di armi ad Israele da parte dell’Italia (terzo fornitore armi ad Israele al mondo, dopo USA e Germania.)

- La sospensione degli accordi accademici con gli atenei e le aziende israeliane fino a che non si otterrà la fine del genocidio e del regime di apartheid e occupazione in Cisgiordania;

- L’interruzione delle collaborazioni fra le università e le aziende che fanno parte del settore militare industriale e di ogni accordo a possibile scopo dual-use per non essere complici del presente e futuri massacri.

Lo #stopgenocideday prevede lo streaming del seminario online FERMARE IL MASSACRO. STRUMENTI PACIFICI DI LOTTA E LIBERAZIONE con Omar Barghouti, Luigi Daniele e Carla Pagano dalle ore 11 (link per registrarsi qui).

Il seminario sarà trasmesso in diretta anche da Radio Onda Rossa

Ne parliamo con una delle docenti della Rete Ricerca e Università per la Palestina

Appello di giuristi chiede l’espulsione di Israele dalle Nazioni Unite

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Da oltre cinquant’anni i governi che si sono succeduti alla guida di Israele hanno costantemente disatteso i loro obblighi attinenti al diritto internazionale, facendosi beffe e violando le risoluzioni delle Nazioni Unite, fossero esse adottate dall’Assemblea generale o dal Consiglio di sicurezza o consistessero in chiare pronunce della Corte internazionale di giustizia. Questo atteggiamento di aperto spregio del diritto Internazionale e delle Nazioni Unite ha raggiunto livelli parossistici nell’ultimo anno col genocidio in corso che ha già causato la morte di oltre quarantamila Palestinesi, in gran parte bambini, e determina ogni giorno nuove vittime a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Siria. Si tratta di crimini che sono la diretta conseguenze della politica aggressiva, suprematista e colonialista portata avanti da Israele sotto l’egida del sionismo.

Da ultimo l’arroganza del governo Netanyahu si è spinta fino a Insultare l’ONU, definendolo “una palude di antisemitismo “, a dichiararne persona non grata il Segretario generale e a cannoneggiare deliberatamente i caschi blu dell’UNIFIL, forza di interposizione pacifica dispiegata dalle Nazioni Unite in Libano.

La misura è colma. Riteniamo che i tempi siano più che maturi per l’applicazione nei confronti di Israele dell’art. 6 della Carta delle Nazioni Unite, il quale prevede che “un Membro delle Nazioni Unite che abbia persistentemente violato i principi enunciati nel presente Statuto può essere espulso dall’Organizzazione da parte dell’Assemblea generale su proposta del Consiglio di Sicurezza”.

Un tale provvedimento andrebbe accompagnato dall’adozione di sanzioni, a partire da un embargo totale immediato sugli armamenti, coi quali ogni giorno Israele porta avanti la sua politica di sterminio.

Rivolgiamo un appello in questo senso all’opinione pubblica mondiale e a tutti i governi. Siamo consapevoli del possibile veto che membri permanenti delle Nazioni Unite, fra i quali soprattutto gli Stati Uniti, da sempre protettori e complici di Israele, potrebbero interporre, ma riteniamo che tale veto possa essere aggirato da una votazione a maggioranza dell’Assemblea generale, come già avvenuto in altre occasioni.

Per adesioni scrivere a: viaisraeledallonu@gmail.com

Ne parliamo con un'avvocata firmataria dell'appello